Codice etico, Fanelli: “Mettere in campo strategie solidali”

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Una pubblicazione della Consigliera regionale di parità che richiama l’attenzione sulla tutela del malato oncologico sul luogo di lavoro, i diritti e gli adempimenti

La diagnosi di cancro non può significare anche discriminazione sul posto di lavoro. La condizione di malato oncologico si ripercuote oltre che sulla stabilità emotiva e psicologica anche nei rapporti interpersonali e sul lavoro. Le cure, infatti, che deve affrontare costringono ad assentarsi per lunghi periodi. Al ritorno, vi è il timore di non riuscire a svolgere le mansioni, di essere discriminato o di subire un atteggiamento pregiudiziale. Un’alta percentuale di lavoratori e lavoratrici affetti da patologie tumorali è costretta a licenziarsi.
Perciò, facendo seguito a un’iniziativa prodotta a livello nazionale dal ministero del Lavoro e dalla Consigliera nazionale di parità, la Consigliera regionale di parità Maria Anna Fanelli d’intesa con Raffaele Paradiso, presidente della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) di Potenza, ha pubblicato anche in Basilicata il Codice etico per una partecipazione solidale, un documento che richiama l’attenzione sulla particolare condizione e vulnerabilità di chi vive la malattia tumorale, stretto tra la necessità di conciliare la conservazione del posto di lavoro e le difficoltà di sottoporsi a interventi e terapie salvavita.
Nella pubblicazione insieme al Codice etico è diffuso un Opuscolo sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori affetti da patologie oncologiche, che illustrano i diritti e gli adempimenti da effettuare nel caso di patologie tumorali, le tutele previste dalla contrattazione collettiva, la possibilità di usufruire dei congedi e di chiedere un sostegno economico, compreso il riconoscimento dell’invalidità civile. Il codice etico è stato presentato oggi a Matera nella Sala sassi del palazzo regionale nel corso di una conferenza stampa alla quale sono intervenuti i promotori dell’iniziativa Fanelli e Paradiso, l’assessore regionale alla Formazione e lavoro Vincenzo Viti e, tra gli altri, Margherita Perretti vice presidente Confindustria, Rocco Panarace dell’azienda ospedaliera San Carlo di Potenza, Anna Maria Cristiano del tavolo tecnico per la divulgazione della Carta pari opportunità, il dottor Vito Cilla dell’ordine dei medici di Matera e Loredana Durante della Lega cooperative.
La pubblicazione si apre con considerazioni del presidente della Regione Vito De Filippo, dell’assessore regionale alla Salute, Attilio Martorano, dell’assessore regionale alle Attività produttive, Marcello Pittella e dell’assessore alla Formazione e Lavoro, Vincenzo Viti, alle quali si aggiungono gli interventi dei direttori generali dell’Aor San Carlo Giampiero Maruggi, dell’Irccs Crob Pasquale Amendola, dell’Asp Mario Marra, dell’Asm Rocco Maglietta e dei promotori Maria Anna Fanelli e Raffaele Paradiso.
Naturalmente l’iniziativa non è destinata a rimanere solo un enunciato. Al Codice etico hanno già aderito, creando una rete per la messa in campo di strategie solidali, numerosi enti pubblici e privati, a iniziare dalle Aziende sanitarie (Asp, Asm, Irccs Crob e Azienda ospedaliera S. Carlo), Inps, Inail, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal, fino alla organizzazioni lucane di Confindustria, Api, Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Confcooperative, Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato, Lega Coop, nonché gli Ordini professionali provinciali dei medici e odontoiatri, l’Ordine dei Consulenti del lavoro di Matera e, infine, Cittadinanzattiva-Tribunale del Malato e il Tavolo tecnico per l’applicazione della Carta per le Pari opportunità. Il prossimo passo sarà “un protocollo locale” da sottoscrivere con le Aziende e la Pubblica amministrazione sulla scorta dell’esperienza nazionale.
“L’ambiente di lavoro – ha affermato la Consigliera regionale di parità, Maria Anna Fanelli – può essere considerato un contesto privilegiato nel quale agire per mettere i malati in condizione di affrontare e superare con dignità la malattia”. In questo contesto, ha sottolineato “è importante la prevenzione, promuovendo quell’attenzione ai rischi che in modo diverso possono colpire uomini e donne e agli stili di vita che possono influire sulla comparsa della malattia, per la quale è necessario sviluppare una reale e concreta medicina di genere”.

nic – bas 06

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