Sul progetto collegato al Bonus Gas la Direzione generale dell’Amministrazione digitale smentisce alcune ricostruzioni e cifre evidenziate sulla stampa.
Il primo elemento da chiarire riguarda il progetto condiviso con le compagnie petrolifere nell’ambito delle compensazioni ambientali. Quel documento – spiega la Direzione generale dell’Amministrazione digitale – aveva carattere esclusivamente programmatico e indicativo. Esso definiva obiettivi e linee di intervento, ma non costituiva in alcun modo un impegno amministrativo definitivo né stabiliva obblighi di spesa vincolanti per la successiva attività della Regione.
Confondere una proposta progettuale preliminare con gli atti amministrativi che ne disciplinano l’attuazione significa ignorare, o far finta di ignorare, il funzionamento stesso della macchina pubblica. Le valutazioni tecniche, economiche e organizzative successive servono proprio a verificare la fattibilità delle misure, ridefinendo modalità operative e costi reali.
Ancora più sorprendente appare il riferimento ai presunti 2,325 milioni di euro destinati a una piattaforma informatica per la gestione del Bonus Gas. I fatti raccontano tutt’altra storia. L’aggiornamento del software dedicato al Bonus Gas, infatti, è stato definito per un importo pari a circa 41 mila euro oltre Iva. Non milioni di euro.
Parlare oggi di un “software da 2,3 milioni di euro” significa attribuire ad atti e procedure inesistenti costi che non trovano alcun riscontro nella realtà amministrativa. È una ricostruzione priva di fondamento che rischia di generare allarme senza alcun elemento concreto a supporto.
Un altro aspetto da chiarire: la Regione sta lavorando alla definizione di una convenzione con ApiBas S.p.A., soggetto che già in passato ha svolto attività di gestione del servizio nei rapporti con le società di vendita del gas. La convenzione in corso di perfezionamento non riguarda un semplice programma informatico, bensì la gestione complessiva del servizio, comprese le attività operative e amministrative necessarie per consentire ai cittadini di beneficiare della misura.
L’ipotesi attualmente in valutazione prevede un costo compreso tra 300 e 400 mila euro annui, per una durata triennale, con un valore massimo stimato pari a circa 1,2 milioni di euro nell’arco dei tre anni.
Anche assumendo il valore massimo, si tratta di cifre che non hanno nulla a che vedere con quelle evidenziate sulla stampa. La verità è che si stanno sommando voci eterogenee, si stanno anticipando valutazioni su procedure ancora in definizione e si stanno attribuendo costi a servizi che non corrispondono a quanto effettivamente previsto.
La Direzione generale dell’Amministrazione digitale ritiene auspicabile evitare narrazioni che trasformano una scheda progettuale preliminare in uno scandalo annunciato e un aggiornamento software da 41 mila euro in un presunto esborso da oltre 2 milioni.