A Tursi il libro “Cantava mia nonna”

Il volume di Albino Albergo consegna ai lettori non soltanto una raccolta di canti popolari, ma un autentico patrimonio di civiltà, lingua e sentimento, custodito per generazioni nella memoria orale delle famiglie, delle donne, dei contadini, delle veglie domestiche e delle feste di paese

Sabato 4 luglio, alle ore 18,00, a Tursi, nella Sala Cinema “Benedetto XVI”, sarà presentato il libro “Cantava mia nonna” di Albino Albergo. Interverranno: Maria Anglona, Sindaco di Tursi, Tonino Rondinelli, Docente, Albino Albergo, Autore, Franco Villani, Editore, intermezzo musicale di Rocco Maria Russo e Salvatore Modarelli.

Ci sono libri che nascono da un progetto editoriale e libri che, invece, nascono da una necessità più profonda: quella di salvare la memoria prima che il tempo la disperda definitivamente. Cantava mia nonna – si legge in un comunicato stampa della casa editrice Villani – appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Con questo volume, Albino Albergo consegna ai lettori non soltanto una raccolta di canti popolari tursitani, ma un autentico patrimonio di civiltà, di lingua e di sentimento, custodito per generazioni nella memoria orale delle famiglie, delle donne, dei contadini, delle veglie domestiche e delle feste di paese.

L’opera si colloca nel solco più nobile della ricerca demo-etnoantropologica meridionale: quella che non si limita a registrare testi o parole, ma cerca di preservare una visione del mondo. Nei versi raccolti in queste pagine rivive infatti un universo antico fatto di amore, corteggiamento, ironia, malinconia, religiosità popolare, lavoro nei campi e senso profondo della comunità. Ogni canto è insieme poesia e documento umano; ogni strofa custodisce il modo in cui intere generazioni hanno espresso emozioni, desideri, paure e speranze.

Particolarmente prezioso è il lavoro linguistico compiuto dall’autore. Il dialetto tursitano viene qui trascritto con rigore fonetico e accompagnato dalla traduzione italiana, permettendo così anche ai lettori più giovani o lontani dalla tradizione dialettale di comprendere la ricchezza espressiva di questi testi. In un’epoca in cui i dialetti rischiano di essere ridotti a semplici residui folkloristici o contaminati da un linguaggio sempre più standardizzato, questo libro assume il valore di un atto di tutela culturale.

Ciò che colpisce maggiormente – prosegue la nota della casa editrice Villani – è la straordinaria musicalità dei componimenti: serenate, contrasti amorosi, canti di festa, invocazioni, immagini poetiche che affondano le radici tanto nella tradizione popolare quanto nella lirica antica italiana. Nei versi si ritrovano echi dello stilnovismo, delle composizioni contadine, dei canti rituali e delle antiche forme poetiche tramandate oralmente nel Mezzogiorno. Ma, soprattutto, si ritrova la voce autentica di una comunità.  La memoria popolare è fragile: vive finché qualcuno continua a raccontarla, cantarla, trasmetterla. Albino Albergo ha avuto il merito e la sensibilità di raccogliere queste testimonianze prima che il silenzio del tempo le cancellasse. Dietro questo libro vi è un lungo lavoro di ascolto, di ricerca e di confronto con gli anziani depositari di una sapienza orale che rischiava di andare dispersa. È anche per questo che il volume assume il valore di un omaggio collettivo alle generazioni che ci hanno preceduto.

Come casa editrice abbiamo accolto quest’opera con convinzione perché riteniamo fondamentale custodire e valorizzare le identità culturali dei territori lucani. Pubblicare libri come questo significa difendere la memoria storica delle comunità, ma anche offrire nuove chiavi di lettura alle giovani generazioni affinché possano riscoprire le proprie radici non come nostalgico rifugio nel passato, ma come elemento vivo della propria identità.

Le pagine che seguono non vanno lette soltanto come una raccolta di testi popolari: esse rappresentano un viaggio nella sensibilità del Sud, nella musicalità della lingua, nella forza evocativa della tradizione orale e nella capacità del popolo di trasformare la vita quotidiana in poesia. A chi leggerà questo libro auguriamo dunque non solo di conoscere un prezioso repertorio di canti tursitani, ma soprattutto di ritrovare, tra queste parole antiche, il suono familiare delle proprie origini.

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