A Potenza il libro di don Marcello Cozzi

Mercoledì 15 aprile nel Polo Bibliotecario la presentazione del volume “Non interferite – Il sangue dei preti sull’altare delle mafie”, che indaga il complesso rapporto tra Chiesa e organizzazioni criminali. Dialogherà con l’autore Camillo Falvo, Procuratore della Repubblica del capoluogo.

Mercoledì 15 aprile, alle ore 17:30, il Polo Bibliotecario di Potenza ospiterà la presentazione del libro “Non interferite – Il sangue dei preti sull’altare delle mafie” di Don Marcello Cozzi, un’opera coraggiosa che indaga il complesso rapporto tra Chiesa e organizzazioni criminali — Cosa Nostra, Camorra, ‘ndrangheta — offrendo uno sguardo che unisce denuncia e memoria.

L’incontro si aprirà con i saluti di Luigi Catalani, direttore della Biblioteca Nazionale di Potenza, e sarà moderato da Mimmo Nardozza. Dialogherà con l’autore Camillo Falvo, Procuratore della Repubblica di Potenza, che parteciperà per la prima volta a un evento pubblico nella città di Potenza dalla sua nomina a febbraio 2026.

Falvo guiderà la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) lucana, portando con sé l’esperienza maturata come Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia dal 2019 al 2026, dove si è distinto per l’azione di contrasto alle cosche locali, coordinandosi strettamente con la DDA di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri. Durante la sua permanenza a Vibo, ha seguito fasi importanti del maxiprocesso “Rinascita Scott”, concentrandosi sul territorio vibonese, profondamente segnato dalla pervasività della ‘ndrangheta. Sempre attento alla diffusione della cultura della legalità, Falvo ha incontrato studenti e associazioni L’opera racconta il sacrificio dei “preti di strada”: parroci di periferia ed educatori, uccisi per essersi opposti ai clan nei territori più vulnerabili.

Attraverso le loro storie, il libro mette in luce il prezzo del coraggio e della fedeltà ai valori morali e spirituali, mostrando come la fede possa diventare strumento di giustizia e resistenza civile.

Il titolo, “Non interferite”, riprende un monito storico rivolto dagli uomini di Cosa Nostra alla Chiesa, un ammonimento affinché non si intromettesse nei loro affari, che diventa oggi simbolo di una sfida morale ancora attuale: il coraggio di denunciare le ingiustizie senza compromessi. Come ricordava Oscar Romero, vescovo di San Salvador ucciso sull’altare il 24 marzo 1980: «Molti vorrebbero una predicazione spiritualista da lasciare contenti i peccatori, che non dica nulla agli idolatri, a coloro che stanno in ginocchio davanti al denaro e al potere. Ma una predicazione che non denuncia le realtà peccaminose non è vangelo». L’incontro rappresenta un’occasione unica per confrontarsi su temi di giustizia, etica e coraggio civile, riletti attraverso le esperienze di chi ha scelto di opporsi alle mafie dall’interno della Chiesa.

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