A Matera va in scena “Petrosinella”

Lunedì 20 luglio, al chiostro delle Monacelle, spettacolo alle 21, la voce di Milena Orlandi e le musiche di Salvo Nigro riportano in scena la prima fanciulla della torre della letteratura europea, nella sezione Fiaba Musicale di VivaVerdi Multikulti.

Lunedì 20 luglio, alle 21 al chiostro delle Monacelle di Matera, la sezione Fiaba Musicale di VivaVerdi Multikulti si chiude con Petrosinella, fiaba in musica portata in scena da Fabula Lucana tratta da “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile. In scena Milena Orlandi, voce narrante e canto, autrice anche dei testi e degli adattamenti, insieme a Salvo Nigro, compositore delle musiche e interprete al bouzouki, tamburo e flauti, Lorenzo Melchiorre alle chitarre e Giuseppe Volpe alla fisarmonica.
Da Petrosinella a Raperonzolo, la prima fanciulla della torre
La fiaba racconta la storia di Pascadozia, una donna incinta che, presa da un desiderio irrefrenabile, ruba il prezzemolo dall’orto di un’orca, e per questo è costretta a promettere all’orca stessa la propria figlia non ancora nata. La bambina, chiamata Petrosinella proprio per quel prezzemolo, viene reclamata anni dopo e rinchiusa in un’alta torre senza porte né scale, raggiungibile solo issandosi ai suoi lunghissimi capelli. Un principe la scorge dalla finestra e se ne innamora, e i due, con l’aiuto di tre ghiande magiche capaci di evocare un cane, un leone e infine un lupo, riescono a fuggire e a sconfiggere l’inseguimento dell’orca prima di potersi finalmente sposare. Pubblicata nel 1634, Petrosinella è la prima versione scritta conosciuta della fiaba della fanciulla nella torre, e anticipa di quasi due secoli la più nota Raperonzolo dei fratelli Grimm, che secondo gli studiosi arrivò alla propria versione attraverso una rielaborazione francese settecentesca piuttosto che da un contatto diretto con il testo napoletano.
Giambattista Basile e il Pentamerone tra Napoli e Basilicata
Il letterato napoletano Giambattista Basile trascorse gli ultimi anni della propria vita come governatore di Giugliano, in Basilicata, al servizio di Galeazzo Pinelli, duca di Acerenza, fino alla morte nel 1632 durante un’epidemia influenzale. Fu la sorella Adriana, nota cantante dell’epoca, a curare la pubblicazione postuma della sua opera più importante, Lo cunto de li cunti, scritta in lingua napoletana e pensata come trattenimento per le corti del Meridione nei momenti di svago dopo i pasti. Il testo raccoglie cinquanta racconti di tradizione orale, dieci per ciascuna delle cinque giornate in cui si articola, e per questo è conosciuto anche come Pentamerone. Popolato di fate, orchi e maghi, è considerato all’origine del genere della fiaba letteraria in Europa, fonte dichiarata e non del lavoro di Charles Perrault prima e dei fratelli Grimm due secoli più tardi. L’ambientazione tra Campania e Basilicata, e in particolare la vicinanza a Petrosinella, prima fiaba della seconda giornata, ha ispirato la rielaborazione firmata da Arterìa per questa produzione.

Una fiaba in musica tra corde antiche e lingua napoletana
Lo spettacolo è costruito integralmente sulle musiche originali di Salvo Nigro, che accompagnano l’intera narrazione ricalcando, con qualche libertà, le forme in voga nell’epoca in cui fu scritta l’opera di Basile. Bouzouki e chitarra, flauto traverso e flauto dolce, tamburi e un ampio tappeto sonoro di fisarmonica ricreano le atmosfere antiche della fiaba barocca. Nel testo, curato da Milena Orlandi, la traduzione italiana si alterna al napoletano originale del Basile, lingua che nel Seicento fu scelta in modo rivoluzionario per la narrativa in un contesto plurilingue che riservava il latino al diritto e alla scienza e lo spagnolo alla burocrazia di corte. Questo adattamento misto permette di conservare l’autenticità sonora del testo originale garantendo al tempo stesso la piena comprensione della storia.

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