L’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) ha presentato il 16 aprile 2026 i risultati preliminari, aggregati a livello di ateneo, della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) 2020-2024. La procedura ha coinvolto complessivamente 132 istituzioni: 100 università, 13 enti di ricerca vigilati dal MUR e 19 altre istituzioni partecipanti su base volontaria. Alla valutazione hanno contribuito 719 esperti disciplinari, 37 esperti interdisciplinari, 27 assistenti e 6.740 revisori esterni.
La VQR mira a promuovere l’eccellenza della ricerca, migliorare reclutamento e carriere, rafforzare l’integrazione tra università e società, favorendo innovazione, internazionalizzazione, attrazione di finanziamenti e potenziamento delle infrastrutture.
I dati attualmente disponibili offrono indicazioni utili per valutare l’andamento della ricerca e indirizzare le politiche future.
In generale, ciò che pare evidenziarsi sul piano nazionale, pur con alcune eccezioni, è il persistente divario tra Nord e Sud.
Con specifico riferimento all’Università degli Studi della Basilicata, si delinea un quadro articolato, in cui segnali positivi si affiancano ad alcune criticità.
Tra gli elementi di maggiore rilievo si segnalano, in primo luogo, le attività di terza missione e di valorizzazione delle conoscenze. L’indicatore che ne misura la qualità (R4), pari a 1,011, colloca l’Ateneo al quarto posto nel Mezzogiorno, dopo Parthenope, Federico II e Politecnico di Bari, confermando una buona capacità di generare impatto sul territorio e di valorizzare i risultati della ricerca in ambito sociale, culturale ed economico.
Rilevante è anche il risultato relativo alla qualità scientifica del personale reclutato o promosso nel periodo 2020-2024: il rapporto tra il loro voto medio e quello del personale già in servizio è pari a 1,072. Questo dato colloca l’Ateneo tra i primi dieci, a livello nazionale, per tale indicatore e sottolinea come le politiche di reclutamento degli ultimi anni siano state orientate alla qualità, contribuendo a rafforzare il profilo scientifico complessivo.
Si registra, inoltre, un miglioramento, seppur ancora non pienamente soddisfacente, dell’indicatore R1_2, che misura la qualità complessiva dei prodotti della ricerca, passato da 0,88 nella VQR 2015-2019 a 0,92 nella VQR 2020-2024.
Accanto a questi aspetti incoraggianti emergono, tuttavia, alcune criticità. In particolare, si riscontra una riduzione della quota dimensionale dell’Ateneo, dovuta principalmente al significativo numero di pensionamenti nel periodo 2020-2024 e a una dinamica di reclutamento meno espansiva rispetto ad altri atenei. Una riflessione richiede, peraltro, l’efficacia nell’intercettare i fondi da progetti competitivi internazionali: a fronte di una quantità relativamente elevata di progetti vinti e finanziati, l’indicatore qualitativo risulta sensibilmente inferiore all’unità.
«Nel complesso – ha dichiarato il Magnifico Rettore, Ignazio M. Mancini – questi esiti preliminari mostrano l’innegabile capacità dell’Ateneo di trasferire al territorio i risultati delle proprie attività di ricerca, nonché segnali di miglioramento nella qualità stessa delle ricerche e nelle politiche di reclutamento. Al contempo appare chiara la necessità di incrementare ulteriormente l’impegno nel perseguimento degli obiettivi strategici».
«La nostra Università, con il contributo dell’intera comunità accademica, continuerà a operare in questa direzione – ha aggiunto il Rettore – consolidando gli elementi positivi e affrontando con determinazione le aree problematiche, al fine di rafforzare sempre più il ruolo dell’Ateneo nel panorama nazionale e internazionale».