Il capogruppo del Psi in Regione: ”Il nuovo socialismo e il nuovo riformismo dobbiamo assumerli in proprio, con un rinnovato e sempre più forte protagonismo. Una mission che ci deriva dai nuovi e più forti consensi elettorali”
“Nonostante prosegua l’oscurità mediatica nei confronti dei socialisti (in verità mai interrotta dagli anni settanta-ottanta), con giornalisti ed opinionisti concentrati sul fenomeno del grillismo e magari sulle cronache della famiglia Bossi, il Psi ha conseguito un successo elettorale con un dato nazionale che complessivamente si attesta attorno al 3% con punte anche a doppia cifra o comunque più che rappresentative di consensi in diversi Comuni del centro e sud Italia”. E’ quanto sostiene il capogruppo del Psi in Consiglio regionale nonché responsabile della Consulta nazionale Autonomie locali Psi, Rocco Vita evidenziando che “il voto nei Comuni sopra i 15 mila abitanti (dal 15% di Todi, al 14,4% di Carrara, all’11,6% di Paola, al 9,4% di Frosinone, al 9,5% di Pozzalo, all’8,8% di Galatina, l’8% a Trapani) è particolarmente indicativo, come l’elezione diretta di sindaci, mentre la presenza dei socialisti tra gli eletti anche nelle tante liste civiche nei Comuni minori fa emergere sempre con maggiore evidenza come, per il centrosinistra, siano indispensabili la presenza e l’apporto dei socialisti nelle istituzioni e nel Paese”.
“E’ vero – prosegue Vita – in alcuni Comuni i socialisti tornano a sedere in Consiglio dopo 20 anni di assenza: un elemento che dà maggiore significato di attualità al 120esimo anniversario del Psi che abbiamo di recente festeggiato a Genova, a riprova che sono stati premiati l’impegno e la caparbietà di quanti, nel territorio, non hanno mai perso la speranza e la fiducia in un pronto riscatto del nostro partito. Abbiamo dimostrato che sconfiggere l’antipolitica con la buonapolitica non solo è possibile ma è che solo così il ciclone potrà perdere forza e trasformarsi in un venticello utile ad un paese boccheggiante. Non si sottovaluti: il vento dell’antipolitica potrebbe avere effetti ancora più devastanti verso partiti che non sono stati in grado di autorigenerarsi nelle loro piattaforme politiche, forme organizzate, mancati agganci al sistema politico europeo ed anche in un adeguato processo di ricambio della classe dirigente. Tuttavia gli elementi di disgregazione del sistema politico rendono necessaria una profonda riflessione sui programmi e ancor più sulla necessità di recuperare un rapporto di fiducia tra cittadini e loro rappresentanti. E adesso che, dopo le amministrative, persino Di Pietro si richiama al modello riformista che ha fatto vincere Hollande in Francia ed ha scoperto l’acqua calda, cioè che c’è bisogno di un’alleanza riformista, non abbiamo alcuna intenzione di delegare a forze non socialiste (o democratico riformiste), meno che mai a partiti ed esponenti che hanno fatto del giustizialismo populista una ragione di vita, tutti i compiti e di sviluppo economico e di governabilità”.
”Il nuovo socialismo e il nuovo riformismo – afferma Vita – dobbiamo assumerli in proprio, con un rinnovato e sempre più forte protagonismo. Una mission ancora più esaltante ma che ci deriva dai nuovi e più forti consensi elettorali, quali caloroso incoraggiamento a proseguire, scrollandoci di dosso una volta per tutte per recuperare tutte le ‘sindromi’, per rovesciare i limiti che ne hanno purtroppo contraddistinto l’azione nella sua storia recente, rinnovando il progetto politico che fa riferimento alla cultura del socialismo europeo, attraverso la Casa dei Riformisti. Non fare presenta un doppio rischio: avere buone idee e non poterle spendere e restare oppressi tra un populismo radicale inneggiante all’antipolitica e l’area cattolico-moderata che si dà un progetto alternativo. Quell’antico detto popolare “Se un’idea è buona, deve esserci un partito che la rappresenta” – conclude Vita – è ancora più attuale”.