"La questione dei precari della Regione Basilicata attestati sui fondi europei è questione oramai di quasi un quindicennio. La classe politica regionale che si è alternata in quest’arco temporale ha irresponsabilmente inserito presso gli uffici regionali decine di precari, lasciando poi nel tempo marcire la questione di una loro stabilizzazione, che evidentemente non avrebbe più pagato in termini elettorali.
Ora siamo di fronte al rischio della perdita del lavoro per numerosi padri e madri di famiglia che, a causa della decisione di esternalizzare le attività connesse all’assistenza tecnica sui fondi europei, con l’affidamento di tali servizi a una società esterna, mediante bando di gara, rischiano concretamente di non essere assorbiti da quella che sarà la società vincitrice del bando". Lo dichiara in una nota la Usb pubblico impiego di Basilicata.
"Ci domandiamo – prosegue il sindacato di categoria – perché la Regione Basilicata – dinnanzi a un bando di Euro 35.294.600,00 inclusa IVA, il quale prevede l’inserimento di 121 unità lavorative, che la società privata può non reclutare tra le professionalità già presenti, definendo criteri di valutazione non oggettivi e ricavando profitto da tale attività – non abbia scelto, utilizzando la medesima cifra, di procedere a una selezione pubblica, che garantirebbe un’assunzione di un numero di lavoratori sensibilmente superiore a quello previsto dal bando e tale da poter riassorbire la quasi totalità dei precari con maggiore anzianità di servizio.
Perché dunque scegliere di non espletare un bando pubblico, che tenga conto dell’anzianità di servizio e della professionalità spesa negli anni dai lavoratori precari, al fine di consentire loro un ingresso almeno con contratto a tempo determinato e di riorganizzare gli uffici, ora sprovvisti di personale, in maniera adeguata ed efficiente?
La Regione Basilicata, che ha tra l’altro già avviato e mai concluso la procedura selettiva per l’affidamento dei servizi di cui trattasi, inspiegabilmente è ora tra quelle poche regioni che esternalizzano i servizi di assistenza tecnica sui fondi europei, rinunciando di fatto a un controllo diretto su tali attività e ad una corretta gestione economica di fondi pubblici, procacciando invece un vantaggio economico a un soggetto terzo per la gestione di servizi e attività che possono essere espletate di certo con maggiore esperienza e professionalità, come già accaduto negli ultimi dieci anni, dalle strutture e dai supporti tecnici già in essere presso gli uffici regionali".
BAS 05