Stretta sui profughi, Cimadomo (FdI AN) su interrogazione Meloni

Intervento di
Marinica Cimadomo,
Responsabile del dipartimento giustizia FdI AN Basilicata

In arrivo il ddl per smaltire le richieste di asilo dei migranti; sarà eliminato il processo d'appello per quei profughi la cui domanda sarà stata già respinta dal Tribunale.
Ad oggi la macchina giustizia è ingolfata dalle richieste dei migranti che sbarcano in Italia. Per smaltire ogni domanda di accoglienza la media è di almeno due mesi. In caso di reiezione della domanda è prevista la proposizione del ricorso in Tribunale ed in secondo grado, in Corte d'Appello.
Si tratta di un iter che va a gravare oltremodo sulle casse dello Stato, che, a sua volta, è costretto ad operare tagli per rimpinguare le perdite. Un circolo vizioso, insomma, dal quale è necessario uscire e fronteggiare diversamente.
I principi ispiratori del ddl, accelerazione dei procedimenti e implementazione delle risorse giudiziarie, erano stati posti all’attenzione del Governo nazionale da Fratelli d'Italia – Alleanza Nazionale, attraverso una interrogazione di Giorgia Meloni sollecitata dal Consigliere regionale lucano Gianni Rosa. Ora il ddl si pone nella sua duplice funzione di utile strumento per smaltire le domande di asilo politico e come antidoto all'intasamento delle aule di udienza, causa primaria del collasso in cui versa la giustizia.
Già gravati da giudizi vetusti ancora pendenti e senza soluzione di definizione in tempi ragionevoli, negli ultimi tempi i tribunali sono subissati da una moltitudine di richieste di accoglienza presentate dagli immigrati appena approdati in Italia.
Vi è una media di 3.500 ricorsi mensilmente incardinati. Nonostante non abbiano diritto all'asilo, al termine del processo di appello hanno comunque diritto all'assistenza da parte del nostro Stato.
Per arginare questo fenomeno e per dare un nuovo assestamento a questo distorto sistema, il ministro Orlando ha deciso di istituire le cosiddette " sezioni speciali della magistratura ", che si occupino dei richiedenti asilo ed apolidi, cioè che abbiano conoscenza delle realtà straniere su cui devono pronunciarsi. Ha altresì stabilito di eliminare il processo in grado di appello per coloro ai quali non è stato riconosciuto il diritto di asilo dal tribunale.
Il rito sommario di cognizione sarà sostituito con un procedimento camerale di regola senza udienza, che consente l'acquisizione da parte dell'autorità giudiziaria della videoregistrazione del colloquio del richiedente davanti alla commissione prefettizia. Al termine, se i requisiti mancano, è previsto il rimpatrio immediato.
I benpensanti saranno concordi nell'affermare che la nuova procedura pone in serio pericolo i diritti dei richiedenti asilo e disattende le norme sulla integrazione. Un dato è certo: tutela dei diritti dei richiedenti asilo, controllo e sicurezza devono essere considerate facce della stessa medaglia.
Non sarà di certo un sistema farraginoso a favorire la integrazione. Difficile parlare di integrazione in uno Stato che si limita all'assistenzialismo.
Integrazione non è necessariamente sinonimo di assimilazione. Integrazione vuol dire conformità con i valori fondamentali della Costituzione, pur nel rispetto delle diversità culturali, religiose e sociali.
Integrazione non vuol dire accoglienza a prescindere, ma favorire le condizioni più idonee ad una pacifica convivenza, concetto, questo, che ha il suo necessario filtro nelle norme disciplinanti l'ingresso e la permanenza in Italia.
Il dipartimento giustizia Fratelli d'Italia AN Basilicata plaude all’intervento decisivo della leader nazionale del partito ad una realtà che potrebbe costituire una sicura svolta alla permanenza selvaggia dei migranti senza certezza e senza prospettive.

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