L’intervento del consigliere del Partito democratico riguardo alla legge regionale 5 ottobre 2009, n.31, articolo 6 “ Sessione comunitaria”
“I dati che ci sono stati offerti parlano di un avanzamento significativo del programma di utilizzo dei fondi UE 2007/13 ( FESR, FSE, FEASR) ponendo la nostra Regione al livello delle migliori ed in linea con le aspettative nazionali”. Questo l’esordio, in Aula, del consigliere regionale del Pd, Vito Santarsiero, che ha, poi, puntualizzato: “Ciò nonostante i vincoli del Patto di Stabilità che continuano a frenare l'utilizzo della quota nazionale e regionale dei fondi, con penalità maggiori proprio per le regioni del sud dove maggiori sono tali quote. Sotto questo aspetto ci confermiamo regione che sa fare il suo mestiere, confermiamo cioè un alta capacità di utilizzo dei fondi comunitari. E’ evidente che parliamo di quantità, parliamo cioè di spese e pagamenti ammissibili sostenuti e rendicontati dai vari beneficiari. E sappiamo bene che questo positivo risultato non significa, o non significa ancora, avere di per sé colto i risultati in termini di obiettivi di crescita e di sviluppo. L'impatto andrà misurato con le valutazioni ex post che faremo noi ma che saranno soprattutto fatte dai servizi della Commissione con società ed esperti all'uopo specializzati. Sarà quello il momento per fare ulteriori analisi, considerazioni e confronti”.<br /><br />“I dati e la stessa relazione – ha continuato Santarsiero – ci offrono, però, elementi importanti in vista dell’ utilizzo delle risorse 14/20 ormai prossime ad essere pienamente disponibili. Il programma FSE è stato già approvato, tra luglio e settembre saranno già approvati sia il PO FESR sia il PO FEASR avendo così a disposizione una dotazione finanziaria diretta di derivazione comunitaria pari a 1,8 miliardi di euro che sommata ai fondi dei PON consentirà di poter avere a disposizione oltre 2 miliardi di euro di fondi comunitari. A ciò vanno sommate le risorse del fondo Sviluppo e Coesione per almeno 1,4 milioni di euro, poi ancora le risorse che avremo disponibili dalle royalties e dalla fiscalità ‘petrolifera’ cui aggiungere ancora le risorse aggiuntive per il piano infrastrutturale definito con Delrio. Possiamo parlare di 6 miliardi di euro a disposizione, senza tener conto di quanto sul nostro territorio potrà incidere il piano Junker che notoriamente prevede l’utilizzo di ulteriori fondi comunitari quale leva per attivare investimenti privati. Cifre importanti che possono cambiare i destini della nostra Regione, somme da doversi utilizzare in una visione unitaria della crescita, solo così potremmo chiudere una lunga stagione di crisi che ci ha portato nuovamente tra le regioni meno sviluppate di Europa con un PIL tornato sotto il 75 per cento della media UE e con una disoccupazione e povertà sempre più diffusa. Certo non dobbiamo sottovalutare i dati positivi degli ultimi mesi arrivati grazie alla positiva ripartenza dello stabilimento FIAT a Melfi, ma quella che ci aspetta è una grande sfida, quella di scrivere una nuova e più moderna idea di Basilicata”.<br /><br />“Solo una nuova, vera, forte, originale prospettiva di sviluppo – a parere di Santarsiero – può garantire la nostra stessa sopravvivenza rispetto ai nuovi processi di regionalizzazione che nel nostro Paese potrebbero rimettere in moto vecchie e balzane idee di macro aree territoriali. La dimensione Regione, la sua stessa esistenza, la sua legittimazione ed il suo futuro, sono sicuramente nella sua identità, a memoria storica sono sempre più connesse alla nostra capacità di costruire una nuova strategia di sviluppo che sarà vincente se basata sul nostro protagonismo, sulle nostre risorse e potenzialità, sulla nostra capacità di tutelare il nostro ambiente, sulla nostra capacità di costruire una nuova cittadinanza in cui riconoscersi. E' questa la sfida da vincere per avere una Regione competitiva e aperta, sostenibile, inclusiva, coesa. Se vinceremo questa sfida potremmo dire di avere ben governato. Sottolineo due elementi di merito. Il dato assolutamente positivo connesso agli interventi per la banda ultralarga ad alte prestazioni nella Regione Basilicata che viene portata anche nelle nostre aree interne e rurali. Un programma complessivo di 65 milioni di euro che vede già impegnati i primi 12 con il PO FESR 2007/2013 con interventi in 25 comuni e tre aree industriali e che continuerà con il Prossimo Piano Operativo. Una intuizione di non poco conto considerato che, le tecnologie digitali e i servizi basati su internet modificano profondamente l'economia e la società e aumentano l'attrattività dei territori. Intervenire sulla banda larga significa sostenere e favorire la Smart- Economy, significa sostenere, favorire ed anticipare il mercato futuro, quello digitale. Secondo elemento di riflessione è connesso all' Asse 5 del PO FESR in atto, quello dedicato ai sistemi urbani. È' un asse delicatissimo e importante, è stato l'ultimo a partire, con gravissimo ritardo e solo dietro le sollecitazioni delle due città capoluogo (linee guida avute solo nel 2011)".<br /><br />"Le caratteristiche degli interventi e le procedure necessarie hanno determinato ritardi, sia nei Comuni, sia nei Dipartimenti regionali chiamati ad essere soggetti attuatori come nel caso dei 18 milioni di euro di aiuti alle imprese per i Comuni di Potenza e Matera.Tutto ciò deve portarci – ha proseguito il consigliere del Pd – ad accelerare ogni procedura in atto e riflettere per i prossimi fondi, non solo per gli interessi diretti delle due città ma, soprattutto, perché l'Europa ha bisogno di aree urbane ed aree metropolitane ben attrezzate, sono questi i poli ove si concentrano investimenti orientati al futuro, nonché competenze e conoscenze a tutti i livelli. La Comunità europea riconosce allo sviluppo urbano un ruolo determinante per gli obiettivi di crescita intelligente, sostenibile ed inclusive della strategia Europa 2020. In C.d.R. abbiamo molto sostenuto e con successo tale strategia. Le politiche per la crescita e il rafforzamento delle aree urbane diventano in particolare, un elemento essenziale e imprescindibile per attuare i processi di sviluppo locale. Trattasi di una vera e propria evoluzione delle politiche di coesione. Occorre pertanto riconoscere massime priorità ai temi della governance urbana, del ruolo degli Enti Locali, e del sostegno all'organizzazione e al funzionamento delle autonomie locali. Tutto ciò in sintonia con quanto previsto dai Regolamenti Strutturali, dall'accordo di partenariato Italia-UE e dallo stesso nostro programma operativo che chiama ad un rafforzamento dei sistemi urbani, con Piani di Sviluppo da sostenersi con adeguate azioni di capacity building, cioè di rafforzamento amministrativo, e utilizzo unitario delle risorse in un contesto nel quale, in un'intelligente visione di sviluppo unitario regionale, si prevede anche il ricorso a un ITI (Investimento Integrato Territoriale) dedicato alle aree interne, quelle più deboli della Regione, e ad un'azione specifica per le quattro aree di "interesse strategico regionale", cioè le aree dove processi di sviluppo sono più consolidate e dove occorre garantire una partecipazione proattiva anche da parte di soggetti pubblici quali la Regione e i Ministeri competenti per attivare iniziative complementari. Tutto ciò chiama da una accelerazione sulla programmazione e sulle modalità di attuazione, nonché ad una maggiore definizione del ruolo dei territori sub regionali”.<br /><br />“Un'ultima considerazione – ha sostenuto Santarsiero – dedicata all'Europa mi sembra inevitabile in una ‘Sessione Comunitaria’. L'esperienza greca ci dice che abbiamo bisogno di più Europa, che abbiamo bisogno di un'Europa dove l'Euro è un mezzo non un fine, un'Europa dei popoli e dello sviluppo, l'Europa delle Politiche di Coesione. Ricordiamoci che quando parliamo di sviluppo grazie alle politiche europee, e quando chiediamo sviluppo all'Europa lo facciamo in un contesto in cui gli Stati membri trasferiscono alla UE solo l'1 per cento della propria ricchezza, ed in molti ritengono che sia anche troppo. Pensiamo cosa succederebbe e quali risultati in termini di sviluppo e coesione otterremmo se quel numero fosse a due cifre e se tutti crederemmo di più al ruolo dell'Europa”.