Per il consigliere regionale del Gruppo misto “Policoro, Scanzano e la manifestazione ‘No Triv’ sotto il Consiglio regionale sono segni di un fallimento di tutti sul tema petrolio”
“Le ragioni del dibattito sul petrolio tenutosi ieri in Consiglio regionale, a seguito della richiesta avanzata dal M5s, sono sfuggite ai più, a partire dai sindaci di alcuni Comuni che giustamente ad un certo punto sono andati via. Un dibattito inutile e senza una base comune, nemmeno tra coloro che l’avevano chiesto, utile solo a ribadire le ormai note posizioni di tutte le forze politiche presenti in Consiglio”. Così il consigliere regionale del Gruppo misto, Giannino Romaniello valuta la discussione fatta ieri in Consiglio regionale.<br /><br />Romaniello parla di “propaganda, arrendevolezza, disinteresse, superficialità, un vocabolario usato per ribadire la contrarietà alle estrazioni ma anche per confermare quella che è una realtà evidente: la non impugnativa dell’art. 38. Che vi sia la volontà di bloccare a 154 mila barili al giorno le estrazioni nessuno lo mette in discussione. Così come è chiaro che rispetto alla proposta iniziale del Governo vi siano stati oggettivi passa avanti (50 milioni fuori dal Patto di stabilità; previsione del piano delle aree e intesa). Ma ciò non toglie che il punto centrale della discussione rimane quello della messa in discussione delle prerogative regionali in materia ambientale e di autorizzazioni alle estrazioni, con la conseguente anticipazione della modifica dell’art. V della Costituzione. Per tale motivo, io e il consigliere Mollica proponemmo, lo scorso 29 dicembre, la mozione per impugnare l’art.38, già impugnato da altre 6 regioni”.<br /><br />“Molti di coloro che oggi, sia in Consiglio che come forze politiche – sottolinea Romaniello - si oppongono alle estrazioni, ieri in Consiglio e in Giunta, hanno votato gli accordi del 1998 e del 2006 e, fatto più significativo, il famoso ‘memorandum’ sul petrolio, figlio di un inciucio tra De Filippo e Viceconte (Pd – Forza Italia), che nei fatti ha dato il via libera all’aumento di 25 mila barili/giorno di estrazioni, come dimostrato dalla costruzione della V° linea del Centro oli, che significa aumento della capacità produttiva dell’impianto”.<br /><br />“Ora il punto è – si chiede il consigliere del Gm – cosa fare oggi? Innanzitutto, non può che essere considerato prioritario procedere ad un potenziamento della struttura regionale con nuove competenze e professionalità. Urgente è, inoltre, accelerare la riforma dell’Arpab, a partire dalla vera integrazione fra personale Arpab ed ex personale Agrobios trasferito alla stessa, oltre che procedere all’avvicendamento della direzione. La direzione Schiassi ha peggiorato la funzionalità dell’ente, rafforzando la diffusa convinzione nei cittadini dell’inadeguatezza dell’Arpab, con effetti negativi anche sul personale, che nella stragrande maggioranza ha competenze e voglia di dare il meglio per la difesa dell’ambiente e della salute dei lucani. Urge chiudere subito questa negativa esperienza e rilanciare l’ente attraverso un vero patto fra tutti gli attori”.<br /><br />“A livello regionale – conclude Romaniello – appare necessario approvare il ‘piano paesaggistico’ escludendo la possibilità di ampliare l’area di ricerca ed estrazione. Inoltre, fuori da logiche di propaganda e da primi della classe, occorre costruire le condizioni per una convinta e determinante opposizione sociale e politica a scelte governative che vanno contro gli interessi dei lucani.<br />Non ci si può che augurare che il ricorso sull’art. 38 abbia un esito positivo in breve tempo, ma nel frattempo, è necessario costruire, un’azione comune con le regioni meridionali della penisola, (la Sicilia ha fatto un proprio accordo) e con i sindaci della stessa, recuperando un rapporto costruttivo con movimenti ed associazioni ambientaliste su una piattaforma comune contro l’aumento delle estrazioni ed elaborare un piano di salvaguardia ambientale e difesa della salute dei cittadini”.<br /><br />LC<br />