Per il presidente di Io amo la Lucania occorre “definire un nuovo patto sociale senza continuare a proliferare politiche e atteggiamenti assistenziali”
”Abbiamo bisogno di definire un nuovo patto sociale; di passare ad un modello alternativo di welfare per bloccare il proliferare di politiche e atteggiamenti assistenziali, accompagnati da relazioni cortissime che da decenni tentano di attenuare l’assenza di iniziativa economica privata”. E’ su questi presupposti che il presidente del movimento politico Io Amo la Lucania, Alfonso Ernesto Navazio, ha voluto calibrare il suo intervento sull’assestamento di bilancio.”
“Un atto tecnico. Senza enfasi per Navazio – la manovra di assestamento, al netto del maxi emendamento, con cui la Giunta completa il finanziamento di alcuni programmi che con il bilancio 2012 non avevano avuto la richiesta copertura e rimodula l’utilizzo dei fondi regionali a seguito della necessità, da una parte di finanziare alcune criticità e dall’ altra di reperire le necessarie coperture. Non siamo sprovveduti – spiega Navazio – e riconosciamo che 117 milioni di euro sono una grande cifra per il nostro sistema di welfare”.
E poi chiede: “siamo sicuri che il nostro welfare è un sistema che funziona? Sono in grado i nostri co-regionali di comprendere questo sforzo finanziario? Questo sforzo finanziario – riferisce il consigliere – non potrà reggere per molto tempo. Abbiamo bisogno di passare ad un modello alternativo di welfare.Abbiamo bisogno di definire un nuovo patto sociale in virtù del quale la corresponsione di sussidi, formazione personalizzata e servizi di supporto alla ricerca di occupazione siano vincolati al concorso attivo del disoccupato alla ricerca di un lavoro, e francamente i 334 beneficiari del programma Copes che nel frattempo hanno rinunciato
all’assegno di sostegno al reddito a seguito di un netto miglioramento della condizione economica del proprio nucleo familiare, non rappresentano un modello virtuoso se hanno impiegato circa dieci anni per cambiare il loro reddito”.
Il riferimento, quindi, alla relazione di De Filippo che “in un mondo che va cambiando secondo linee di evoluzione assai contraddittorie – ha affermato Navazio – ci ha molto impressionato e ci
convince. Per la sua presa di coscienza: la nostra è una regione appesantita da troppa presenza del soggetto pubblico, non da troppo poca; per la sua, a dire il vero, incredibile, schiettezza : il nostro
sistema economico e sociale è condizionato da un eccesso di peso del sistema pubblico, che ha ristretto il mercato e le dinamiche produttive del settore privato, ed ha anche ostacolato lo sviluppo della società civile, mantenendo il tessuto produttivo in una condizione molte volte
assistenzialistica. E infine, per la sua nuova vision: siamo nelle condizioni di dover ridare spazio alle energie del territorio con un ruolo diverso della Pubblica amministrazione, che da finanziatore di un circuito di spesa pubblica per mantenere artificiosamente in vita il tessuto economico,
deve divenire un regolatore, un organizzatore, un facilitatore delle dinamiche di protagonismo della società civile ed economica”.
Nel definire “De Filippo, un presidente di stampo liberale che si spinge a dichiarare che il ruolo keynesiano del soggetto pubblico sia di fatto esaurito”, il tema, secondo Navazio “è ridiscutere il modello istituzionale e di sviluppo. Conosciamo tutti la nostra Basilicata e – sottolinea Navazio- gli
elementi fisici, orografici e demografici che hanno determinato da sempre enormi difficoltà per la crescita di un tessuto economico-produttivo che andasse oltre livelli minimi di sussistenza. Che la nuova conversione Friedmaniana di De Filippo (lotta all’assistenzialismo ed alla spesa pubblica ) porti al capovolgimento delle politiche finora attuate? Seè così, potremmo anche essere
d’accordo con lui”.
Entrando, poi, nello specifico della relazione, Navazio spiega “come, oltre alla convinta adesione alla prima parte, anche la seconda, se pur limitata, al semplice adempimento previsto dall’articolo 39 delle Legge regionale n.34 del 2001-Nuovo Ordinamento Contabile della Regione
Basilicata , ci vede altrettanti convinti. A lasciarci perpless,i invece – continua Navazio – è, in particolare, la terza parte, sia per il metodo; perchè le proposte non possono far parte
di una manovra di assestamento; sia per il merito; perchè – precisa – non si può assistere ad una schizofrenia legislativa che un mese consegna una idea ed il mese successivo si capovolge l’impostazione e gli atti prodotti. Potremmo essere favorevoli al nuovo modello in agricoltura di
governance se solo il Governo regionale avesse più coraggio, ma non ci si dimentichi dei temi, anch’essi già proposti, come l’accorpamento dell’ Ater di Potenza e Matera, dei Consorzi di Sviluppo Industriale della provincia di Potenza e di Matera, la riduzione degli organismi di
governo degli Enti controllati e vigilati, e cosi via”.
“I tempi che viviamo – conclude Navazio – hanno bisogno di risposte urgenti e concrete. Che non coincidono con i tempi della politica. Ma non le si possono scoprire e scrivere al 31 luglio. Siamo
pronti a fare la nostra parte. In ogni luogo e tempo. Siamo consci del cambio di paradigma , per dirla alla Thomas Kuhn, incombente e della messa in discussione dei capisaldi del contratto sociale ed istituzionale nel quale siamo vissuti, ma non vogliamo rinunciare all’idea che si possa, anche noi, doverosamente, indicare una strada possibile.Il nostro giudizio per ora, resta a metà ; l’approfondimento del maxi emendamento fornirà la cifra con la quale decidere poi di rapportarsi
per il bene reale dei cittadini lucani”.