“Un ddl che rappresenta un vero e proprio attentato ai diritti dei bambini e delle donne in quanto pone norme che agevolano la violenza, gli abusi sessuali, la pedofilia e i maltrattamenti in famiglia” è quanto dichiarano in una nota congiunta la Presidente del Movimento per l’Infanzia di Basilicata, Dolores Nicastro e la Presidente Aiart Prov.le Potenza, Loredana Albano a proposito del ddl 735/2018 che da pochi giorni ha iniziato il proprio iter in Commissione Giustizia al Senato.
“Il ddl dal nome, norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bi genitorialità, nasconde in realtà insidie pericolose oltre che a mostrare un forte arretramento culturale. Ci chiediamo dunque quale sia il vero scopo della legge in questo settore così delicato. Certamente non quello di assicurare il benessere morale, psicofisico e materiale dei figli minorenni di genitori separati poiché obbliga ad una bigenitorialità materialmente condivisa non tenendo conto delle esigenze affettive e relazionali diverse per ogni età dei fanciulli alimentando ansie e disagi. Infatti, imponendo ad una frequentazione paritetica anche in caso di condanna di uno dei genitori per violenza, maltrattamenti e trascuratezza, non c’è tutela per i bambini”.
“A nostro avviso – prosegue la nota – non vi è nemmeno l'intenzione di aiutare i genitori ed accrescere la stabilità familiare, perché una garanzia di bigenitorialità è possibile solo quando la separazione non è conflittuale, e dunque, per noi, non può esisterne una forzata. Così come non può esistere una mediazione a pagamento intesa come un mero dovere burocratico. Tanto più che alla tanto desiderata parità tra genitori non ne corrisponde una occupazionale e retributiva tra i due sessi. In questo testo di ddl- affermano Nicastro ed Albano- inoltre, non è palesato nemmeno l’intenzione di tutelare le donne socialmente ed economicamente più deboli. Nel mezzo di storie di divorzi e separazioni, spesso si nascondono vicende di violenze fisiche e psicologiche proprio contro le donne ed i figli (oltre il 50%delle separazioni avviene a causa di mariti violenti). Reintroducendo il concetto di Alienazione Parentale (teoria priva di fondamento scientifico) si costringono le madri a non denunciare le violenze sui figli per timore di subire azioni negazioniste e persecutorie e per la paura di un allontanamento coatto dei figli in strutture specializzate. Al contrario il ddl pare abbia tutta l'intenzione di svilire il ruolo della donna madre cestinando studi scientifici e psicologici che le affidano una funzione fondamentale e determinante per la crescita equilibrata del bambino soprattutto in alcune fasi della sua vita”.
Il ddl sembra invece voler proteggere quella piccola percentuale di genitori accusati di violenza, abusi e maltrattamenti. Fornisce un arma nelle mani di uomini rancorosi che, dopo non essere stati padri presenti nella vita dei propri figli, reclamano un diritto sentendosi solo una fonte di esborsi economici accusando le madri di volersi occupare con prepotenza di quei figli che essi stessi hanno trascurato. “Chiediamo – e conclude la nota – a tutti i parlamentari lucani, un forte impegno, nelle sedi competenti, per il ritiro del ddl e contestualmente di promuovere azioni,, attraverso una più vasta e partecipata, interlocuzione, con le maggiori organizzazioni associative, da anni impegnate su tali tematiche sociali, per presentare un ddl studiato nei diversi aspetti partendo da un dovere imprescindibile che ha il legislatore: quando di mezzo ci sono ei bambini e le persone più deboli occorre una maggiore attenzione e sensibilità, mettendo da parte le proprie ideologie, di qualsiasi tipo siano”.
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