Inaugurata ieri a Potenza, nel Campus Universitario di Macchia Romana, la mostra itinerante “Luce da Luce. Nicea 1700 anni dopo“, realizzata dalla Pontificia Università della Santa Croce per il Meeting di Rimini nell’anniversario del primo Concilio ecumenico della storia della Chiesa, evento che ha profondamente segnato la storia del cristianesimo e della civiltà occidentale.
La mostra propone un percorso culturale e spirituale che intende accompagnare il visitatore alla comprensione dell’origine della fede cristiana come risposta ad un evento storico che, accaduto nel passato, permane nel presente e con la sua “pretesa” ha interrogato e continua ad interrogare profondamente la libertà e la ragione dell’uomo.
Alla presentazione della mostra a Potenza, ospitata fino al 25 febbraio 2026 nello spazio antistante l’Aula “Rinauro” e visitabile nei giorni nei giorni infrasettimanali dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 18, sono intervenuti il prorettore dell’Ateneo lucano prof. Onofrio Di Vincenzo, la Direttrice dell’Ufficio scolastico regionale Anna Dell’Aquila e mons. Davide Carbonaro, Arcivescovo della Diocesi di Potenza-Muro lucano-Marsico nuovo.
Il presule ha richiamato la questione centrale che animò Nicea: l’identità di Gesù Cristo riconosciuto nella sua piena divinità, contro la posizione di Ario che lo riduceva a creatura esemplare; non un semplice interesse dottrinale ma la riproposizione da parte del Concilio del cuore dell’annuncio cristiano – in Gesù, Dio stesso è entrato e permane nella storia umana.
“La memoria dei martiri dei primi secoli, come Santa Barbara (originaria di una città poco distante da Nicea), fece dire ai padri della Chiesa che non si può perdere la vita, non si può dare la vita, il sangue, per un “modello del passato”, ma si può dare la vita, si può dare il sangue, e questo accade anche oggi, per Uno che è vivente, che entra in relazione con me”.
Mons. Carbonaro ha messo in guardia da un “neoarianesimo” contemporaneo: la tentazione di ridurre il cristianesimo a un’agenzia etica o sociale che parla di pace e giustizia prescindendo dalla persona di Cristo.
Il prof. Alessandro Di Muro, docente di Storia Medioevale Unibas, ha illustrato la complessità del contesto politico e religioso dell’epoca con la grave crisi che coinvolse l’impero romano nel III secolo, ricordando il ruolo dell’imperatore Costantino I nella convocazione del Concilio di Nicea (325 dC).
Don Paolo Prosperi, curatore della mostra, ha evidenziato l’audacia culturale dei padri conciliari che seppero tradurre la fede delle origini nel linguaggio del tempo, la cultura greca segnando un punto di svolta nella storia dell’annuncio cristiano, cioè la necessità di “ridire la fede” in una lingua che l’uomo di ogni tempo e di ogni latitudine possa comprendere.
L’iniziativa culturale è stata promossa dai Lions Club Potenza Host, Potenza Pretoria e Potenza Duomo accogliendo un invito del movimento di Comunione e Liberazione che nelle prossime settimane, in accordo con le diocesi lucane, porterà la mostra anche a Bernalda (27 febbraio-7 marzo), Senise (9-14 marzo) e Matera (16-26 marzo).