Mattia su istanze Associazioni imprenditoriali lucane

Il vicepresidente del Consiglio regionale approva le sollecitazioni che provengono dal mondo delle piccole e medie imprese e pone l’accento su alcune priorità: riduzione del peso degli apparati dello Stato e del carico fiscale su imprese e cittadini

“Le proposte contenute nel documento delle Associazioni imprenditoriali lucane rappresentano la profonda maturità progettuale dell’intero sistema delle piccole e medie imprese che, legittimamente, non si fidano più del Patto di Sistema sottoscritto dalla Giunta con sindacati e Confindustria”. E’ quanto sostiene il vice presidente del Consiglio regionale Franco Mattia (Pdl) per il quale “non ci può essere Cabina di Regia che possa eludere le tre questioni prioritarie sollevate: programmare azioni a sostegno del rilancio dell’apparato produttivo e quindi a sostegno dell’occupazione; liberare risorse finanziarie non utilizzate; velocizzare la spesa dei fondi comunitari, evitando in particolare il rischio di disimpegno”.

“L’esigenza centrale – aggiunge – è dunque quella di passare dagli aspetti formali della concertazione conclusa con il Patto a quelli sostanziali, sciogliendo i nodi dell’efficienza amministrativa e quindi del superamento della burocrazia, che è uno dei nemici dell’imprenditoria, per affrontare nel merito vecchi e nuovi problemi di competitività e produttività, senza trincerarsi dietro l’alibi della crisi internazionale e nazionale che ha sicuramente un peso ma non per questo il Governo regionale si deve considerare impotente. Le esigenze poste dalle associazioni imprenditoriali lucane – afferma Mattia – hanno una stretta sintonia con quelle sostenute negli ultimi mesi a livello nazionale. La sfida che si presenta oggi alla classe politica e dirigente del Paese si intreccia con il futuro delle nostre comunità, perché all’impegno della Giunta regionale di superare i ritardi accumulati negli anni precedenti, deve far seguito, in sintonia con il clima nazionale di riappacificazione nazionale, l’affermazione di una classe dirigente e amministrativa che superi ogni approccio assistenzialistico. Va, pertanto, colta la nuova opportunità per allargare il dibattito all’intera società civile lucana chiamandola direttamente a contribuire al Progetto di rinascita della regione. In questo contesto, la cultura riformista è la più sensibile a quei profili di gradualità e di attenta ponderazione fra gli interessi in gioco, decisivi per rendere concretamente praticabile la strategia di modernizzazione del Paese, innanzitutto perché é capace di inserire le misure di riforma, a volte anche se di forte impatto, all’interno di una politica che miri non solo, o non tanto, a favorirne l’accettazione sociale, ma soprattutto per conseguire tutti i possibili benefici in termini di efficienza e di equità”.

Il vice presidente del Consiglio regionale elenca una serie di priorità: “Ridurre il peso degli apparati dello Stato e il carico fiscale sulle imprese e sui cittadini; aprire il sistema alle dinamiche del mercato e della concorrenza; affrontare il nodo dell’iniquità generazionale che affligge alcuni settori del nostro ordinamento (basti pensare al sistema pensionistico).”
“Si tratta di questioni complesse di non facile soluzione politica, perché – conclude Mattia – implicano la messa in discussione di posizioni sociali e di rendita consolidate, inevitabilmente perciò destinate a suscitare resistenze, legittime ma non più accettabili nel mondo globalizzato in cui viviamo”.

    Condividi l'articolo su: