Laguardia su elezioni città di Potenza

"Il disordine amministrativo, politico, morale, sociale della città di Potenza è ormai sotto gli occhi di tutti già da diverso tempo. Con l’approssimarsi dell'imminente competizione elettorale del prossimo maggio, le palesi ed evidenti contraddizioni di una città cresciuta a dismisura senza un’anima portante e nel rispetto delle sue antiche tradizioni, rappresenta l’ennesima umiliazione per molti veri potentini e non solo". Comincia così la nota di Gianluigi Laguardia, giornalista, già consigliere comunale e capogruppo di Forza Italia.
"Potenza città regione, Potenza capitale della Basilicata, Potenza città della cultura, – prsegue –  sono stati questi per anni alcuni slogan che hanno finito per snaturare una città che negli anni ha finito per rinunciare alla sua programmazione amministrativa e politica. Eppure erano progetti pensati e ideati con scrupolosità e parsimonia da economisti e urbanisti di richiamo, ripensando a quei Piani intercomunali che avrebbero dovuto ridisegnare una città erogatrice di servizi oltre i suoi confini territoriali.
Nulla però è stato realizzato sino a oggi, solo tante chiacchiere, tanti incontri inutili e soprattutto tanto spreco di denaro pubblico.
Dopo l’Università degli Studi della Basilicata, affossata in uno dei valloni più infelici, distante dal centro ed anche dalle direttrici d'ingresso della città, nata con i soldi del post terremoto del novembre 80, basta guardarci intorno per constatare come tutto il resto è rimasto incompiuto.
Il sogno della Metropolitana, con le prime stazioni realizzate e poi trascurate che avrebbe dovuto consentire una pedonalizzazione ordinata, il progetto ambizioso della Tangenziale, che avrebbe dovuto snellire il traffico ingombrante che continua a paralizzare le strade cittadine, attraversate dagli oltre 130 bus extraurbani nonostante un'ordinanza sindacale ne vietava la circolazione anche per questioni di inquinamento acustico ed ambientale.
Per non parlare poi, della delocalizzazione dell'ex Sider-Potenza, forse, uno dei pochi stabilimenti ancora operanti in città, con tutti gli inconvenienti ed i danni arrecati alla salute dei potentini, nonostante una legge nazionale ne vieta la presenza delle industrie siderurgiche nell’ambito della cinta urbana.
Potenza, la città dei tanti piccoli parchi non praticabili e non puliti, la città degli impianti sportivi fatiscenti e non soddisfacenti più alle reali esigenze del cresciuto e qualificato mondo sportivo, basti solo pensare al paradosso della piscina comunale.
Potenza, la città delle scale mobili, del Ponte Attrezzato, poco frequentati dai cittadini nonostante la gratuità del servizio e il cui costo non è più sostenibile, senza un reale ripensamento di riorganizzazione del Piano Traffico.
Potenza, la città delle sopraelevate, delle gallerie inutili e delle incompiute, incapace di eliminare poi quei quattro passaggi a livello che fanno bestemmiare quotidianamente automobilisti e pedoni.
Potenza: città dell’apparenza, proprio così, come qualcuno aveva scritto tempi addietro sui muri, dove tra omertà e indifferenza ognuno preferisce continuare ad ossequiare ed enfatizzare impertinenti amministratori, incapaci di far fronte e soddisfare i bisogni quotidiani dei propri concittadini.
Potenza, con il suo centro-storico agonizzante da anni, desolante di giorno e di notte, in cui la qualità della vita, così come nei rioni e nelle contrade periferiche lascia molto a desiderare.
Per queste ragioni, incamminandoci verso le elezioni amministrative occorre che la città, “imbastarditasi” negli anni, con la presenza ormai integrata di numerosi non veri potentini, deve saper fare sintesi per responsabilizzare un Sindaco ed un rinnovato Consiglio Comunale, capace di rilanciare una città moriente.
Qui non si tratta più di continuare a sostenere scioccamente di stare con il PD e di essere antiberlusconiani, ma di avere il coraggio di affermare che gli ultimi venti anni di gestione del centro-sinistra, dal ‘95 con il compianto avv. Potenza, brava persona ma ingenuo amministratore, passando poi per l’anatra zoppa e incoerente di Tanino Fierro, per finire al decennale monologo patetico di Santarsiero, sono stati davvero deliranti.
La riprova, che il PD, con tutta la sua armata istituzionale a livello provinciale, regionale, negli enti sub-istituzionali e nel governo nazionale, si sia dovuto preoccupare di scegliere il suo candidato sindaco nell’avv. Luigi Petrone, rispettabilissimo avvocato, rimasto in tutti questi anni rinchiuso nel suo studio professionale e lontano dal variegato contesto cittadino, è la dichiarazione concreta del fallimento politico della sua classe negligente.
Per una città, poi, affogata anche dai debiti di bilancio che assommano a oltre 150.000 milioni di Euro, prima di procedere alla nuova dichiarazione di dissesto, occorre che qualcuno che conta pensi anche ad emanare un serio provvedimento “salva Potenza”.
Non basta che il neo governatore Marcello Pittella, si limiti a dire in conferenza stampa, di pretendere le primarie per la scelta del nuovo candidato Sindaco, ma da Lui, i potentini e i Lucani si aspettano ben altro, un impegno morale e politico verso una città che continua nel bene e nel male tra tante difficoltà ad erogare servizi all’intera comunità regionale e non solo tra: Università, Ospedale San Carlo, strutture sanitarie pubbliche e private, scuole, musei, enti, uffici e centri direzionali.
Non sono affatto convinto che “il Basento ha una sola riva”, come sosteneva qualche anno qualche collega giornalista, ricordando la sconfitta del candidato sindaco del centro-destra, Lello Mecca, che nel 1995 al primo turno ottenne il 43,7% di fronte al 33% dei Progessisti che sostenevano Domenico Potenza e del 23,2% dei Popolari di Vito Vincenzo Mancusi.
Poi, tutti noi ed io per primo ricordo ancora con rammarico come in sede di ballottaggio i “poteri forti”, condizionarono quella sicura vittoria di Mecca, di Forza Italia e delle altre forze della coalizione, consegnando al sindaco catto-comunista con il 59% dei voti le chiavi del Comune.
Per tutte queste ragioni, la città di Potenza, anche per la sua storia, la sua cultura, l’esperienza amministrativa degli anni in cui i cattolici-moderati sono stati maggioranza assoluta, deve poter scommettere anche su una proposta alternativa, unitaria ed autorevole che il centro-destra non può più rinunciare a presentare.
Per ridare una speranza ai potentini e non solo, per il bene della sua variegata comunità che deve tornare a rianimare una città dormiente.
Sarò anche un “passionale” come qualcuno spesso mi ha rimproverato, convinto delle mie idee e soprattutto di continuare ad andare “controvento” rispetto a tanti ipocriti opportunisti".

BAS 05

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