Imprese, Mattia: in Basilicata marcato trend negativo

Per il vicepresidente del Consiglio regionale “le misure anti-crisi della Regione, nell’anno appena concluso, sono state del tutto innocue”

“Se la crisi di fiducia che, dalla metà del 2011, ha colpito il nostro Paese, ha rallentato ma non fermato la voglia di fare impresa degli italiani, la Basilicata registra il trend negativo più marcato a riprova che le misure anti-crisi della Regione, nell’anno appena concluso, sono state del tutto innocue”. E’ il commento del vicepresidente del Consiglio regionale Franco Mattia (Pdl), il quale sottolinea che “secondo i dati di Unioncamere tra gennaio e dicembre dello scorso anno 409 imprese (comprese quelle artigiane) hanno cessato l’attività compensate solo in parte con le nuove iscrizioni, al punto che il tasso di crescita è negativo rispetto ad una tendenza nazionale che sia pure di poco ha il segno positivo”.

Nel rilevare che solo le società cooperative fanno registrare “un timido più 1,15%”, Mattia evidenzia che “le aziende cancellate dagli Albi delle Cciaa di Potenza e Matera sono 270 a cui si aggiungono 139 ditte artigiane. Trattandosi per la stragrande maggioranza di ditte individuali e comunque di microimprese, gli effetti sull’economia locale e il reddito delle famiglie sono amplificati perché non si intravedono opportunità e possibilità di rimpiazzare i posti dei titolari delle ditte di commercio, servizi, artigianato, ecc. andati perduti”.

“Mi piace riprendere la riflessione – sollecitazione del presidente nazionale di Unioncamere Ferruccio Dardanello per il quale alle nostre imprese, anche le più piccole, bisogna dare fiducia e strumenti per crescere e competere. Il sistema camerale di Potenza e di Matera sta facendo il possibile mentre la Regione fa ancora troppo poco. E’ questo – afferma ancora il consigliere del Pdl – un segnale negativo per i giovani ai quali ci si continua a rivolgere con inviti ad avviare attività autoimprenditoriali che, come rileva la statistica di Unioncamere, purtroppo, se non calibrate nell’attività di produzione e commercializzazione, sostenute per affrontare i mercati e facilitate nel credito, autentico ostacolo ad ogni ipotesi di sviluppo tecnologico o comunque innovativo, sono destinate a durare poco, rinviando solo il problema dell’occupazione dei giovani”.

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