Il gap del costo del credito fra le imprese del Sud e quelle del centro-nord è pari a 220 punti base; i tassi più elevati si trovano in sette regioni: Calabria (8,5 per cento), Sicilia (7,38 per cento), Molise (7,15 per cento), Puglia (7 per cento), Campania (6,80 per cento), Basilicata (6,77 per cento) e Abruzzo (6,25 per cento). A livello provinciale ‘maglia nera’ per il denaro più costoso a Carbonia-Iglesias (9,83%), seguita da Enna (9,50%), Reggio Calabria (9,20%), Cosenza (9,03%), Crotone (9,00%). In Basilicata: Potenza è al 7,19% e Matera al 6,26%. I tassi di interesse più bassi d’Italia si registrano a Biella(3,24%), seguita da Alessandria (4,32%), Cuneo (4,32%), Provincia Autonoma di Bolzano (4,49%), Torino (4,60%). E’ quanto evidenzia un rapporto del Centro Studi Confartigianato che – commenta Rosa Gentile, vice presidente nazionale con delega al Mezzogiorno – “lancia un nuovo allarme su una situazione che continuiamo da tempo a segnalare ad autorità di Governo, Bankitalia ed istituti di credito. Per questo le dichiarazioni di ottimismo delle banche italiane – sottolinea ancora l’esponente di Confartigianato – si scontrano con la realtà vissuta dagli imprenditori. Soprattutto per gli artigiani e le piccole imprese il denaro rimane più scarso e più costoso rispetto a quello erogato alle aziende medio-grandi e in confronto a quanto avviene nella media europea. Un presupposto fondamentale per la ripresa consiste nella fiducia che le banche accordano ai progetti di investimento degli imprenditori. Dai calcoli del nostro Centro Studi il credito per le imprese artigiane è calato di oltre 11 miliardi negli ultimi 4 anni. E sempre dal nostro osservatorio, il rilancio dei prestiti alle imprese non si vede affatto. I primi dati di quest’anno confermano le tendenze già presenti negli scorsi anni: nel primo trimestre 2016 i prestiti tornano a crescere di uno 0,2 per cento», si legge nel rapporto. Solo che l’aumento è sostenuto dal più 0,7 per cento delle imprese medio- grandi. Per le piccole con meno di 20 addetti, invece, permane un calo dell’1,7 per cento. Ma non è soltanto questione di quantità di credito. Anche la sua qualità lascia a desiderare: «Per gli artigiani e le piccole imprese – continua il Rapporto Confartigianato – il denaro rimane più scarso e più costoso rispetto a quello erogato alle aziende medio-grandi e in confronto a quanto avviene nella media europea». Un gap che non si spiega visto che «le sofferenze delle micro imprese sono quelle che le banche recuperano più facilmente perché le imprese individuali e le società di persone sono le più facilmente ‘aggredibili’ dal punto di vista patrimoniale». Restano inoltre forti le differenze regionali: «A dicembre del 2015 – si legge infine nel report – il tasso attivo sui finanziamenti per cassa a imprese non finanziarie su operazioni in essere era pari su scala nazionale al 5,04 per cento”.
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