“Gender”, Miranda Castelgrande e Spada replicano a Luongo

Per i due esponenti del Pd “riconoscere il ruolo della famiglia e rivendicare il diritto delle scelte educative dei genitori non sono principi che possono essere tacciati di anacronismo o di oscurantismo come dice il segretario regionale del Pd”

&ldquo;A meno che il Pd di Basilicata non intenda rinnegare le ragioni della propria origine e trasformarsi in partito ideologico, tra&nbsp; l&rsquo;altro di parte, non comprendiamo le ultime dichiarazioni del segretario regionale Antonio Luongo&rdquo;. E&rsquo; quanto dichiarano i consiglieri regionali del Pd, Carmine Miranda Castelgrande e Achille Spada che aggiungono: &ldquo;il Pd &egrave; nato come partito plurale e aperto, incrocio di culture diverse la cui fecondit&agrave; si basa sui principi di tolleranza e di rispetto delle idee altrui, soprattutto quando si tratta di principi &lsquo;non negoziabili&rsquo; e su questioni di coscienza che appartengono alla visione storico politica di ciascuna delle parti fondative del partito. Nessuno, crediamo, pu&ograve; arrogarsi il diritto di porre veti o di imporre comportamenti,&nbsp; richiamandosi ad una improbabile disciplina di partito, allorquando si tratti di questi temi. E&rsquo; una lezione che abbiamo appreso proprio da Antonio Luongo; per questo ci sorprendono e non poco le sue affermazioni critiche sulla posizione assunta e sul voto espresso da noi in ordine alla mozione sulla teoria del Gender&rdquo;.<br /><br />Per i due esponenti del Pd &ldquo;riconoscere il ruolo della famiglia (come definita dalla Costituzione) quale espressione del diritto naturale, quale prima e fondamentale agenzia educativa, rivendicare il diritto delle scelte educative dei genitori quale espressione di una libert&agrave; originaria, primaria e inalienabile, non sono principi che possono essere&nbsp; tacciati di anacronismo o di addirittura di oscurantismo come dice il segretario regionale del Pd. Al contrario – aggiungono Miranda Castelgrande e Spada – crediamo che sia anacronistica e oscurantista quella visione statalista propria della filosofia Hegeliana che faceva dello stato il vertice dello spirito umano, quella visione statocentrica alla base delle ideologie totalitarie di destra e di sinistra per fortuna sconfitte dalla storia. Una declinazione di quella visione &egrave; proprio la presunta neutralit&agrave; dell&rsquo;insegnamento che sottende l&rsquo;imposizione di una interpretazione ideologica della realt&agrave;, che tende ad imporre la costruzione di un pensiero unico, omologante e discriminatorio nei confronti di chi la pensa in modo diverso. Nei giorni scorsi sono state formulate sulla stampa espressioni spesso pregne di acredine e violenza verbale verso i sottoscrittori della mozione sulla teoria Gender e, per&nbsp; quello che ci riguarda in particolare, nei confronti dei due &lsquo;eretici&rsquo; (?) del Pd. Siamo stati accusati di ignoranza, di mala fede, di voler intorbidire le acque (a questo&nbsp; proposito consiglieremmo ad Anna R. Rivelli di leggere prima la versione originaria della mozione&nbsp; Polese e poi quella finale che abbiamo votato e alla cui nuova e definitiva stesura abbiamo personalmente contribuito nella parte in cui si afferma il principio-universale del &lsquo;rifiuto di qualsiasi violazione della dignit&agrave; propria di ogni essere umano&rsquo; e della necessit&agrave; che la Regione adotti &lsquo;azioni rivolte a prevenire e contrastare ogni forma di marginalizzazione, di discriminazione personale e sociale o di violenza verso le persone o le categorie di persone soggette a tali rischi&rdquo;.<br /><br />&ldquo;Qualcuno &ndash; proseguono ancora i due consiglieri – ci ha anche consigliato di dare un&rsquo;occhiata all&rsquo;enciclopedia per &lsquo;apprendere che il Gender non esiste&rsquo;. C&rsquo;&egrave; stata una levata di scudi in tal senso. Peccato che mentre se ne nega l&rsquo;esistenza se ne definiscono contemporaneamente i contenuti. Una nota filosofa in un&nbsp; articolo in cui nega la teoria del Gender la descrive poi esattamente sostenendo che la biologia non ci dividerebbe come maschio/femmina, ma introdurrebbe anche molte possibilit&agrave; intermedie. In proposito secondo l&rsquo;Australian&nbsp; Human Right Commission l&rsquo;essere umano si distingue in ben 23 categorie di genere tra le quali figura anche chi identifica se stesso come non-genere e cerca di perdere i significanti&nbsp; principali fisici che indicano il genere ad altri. L&rsquo;enciclopedia Treccani&nbsp; d&agrave; una definizione precisa: &lsquo;la Cultura del Gender conduce all&rsquo;idea che la differenza maschile/femminile non coincide necessariamente con la differenza maschio/femmina poich&eacute; le caratteristiche di genere o stereotipe sarebbero frutto di una costruzione culturale. La contrapposizione tra sesso e genere segna il passaggio da una visione unitaria dell&rsquo;identit&agrave; sessuale dell&rsquo;individuo (che a partire dalla consapevolezza di una corporeit&agrave; maschile o femminile sviluppa gradualmente una identit&agrave; psichica definita -mascolinit&agrave; o femminilit&agrave;) a una visione dualistica della sessualit&agrave; non solo distinguendo, bens&igrave; separando gli elementi biologici dell&rsquo;identit&agrave; sessuale (sesso) dal complesso di ruoli, funzioni e identit&agrave; appresi e culturalmente strutturati (femminilit&agrave; e mascolinit&agrave;). Emerge cos&igrave; una concezione autonoma dell&rsquo;appartenenza di genere pensata come il risultato di una scelta culturale dell&rsquo;individuo distinta dalla propria corporeit&agrave;. Mentre tradizionalmente, dunque, le persone sono divise in maschi e femmine sulla base di differenze bilogiche (sesso e genere sono un tutt&rsquo;uno), con la teoria di genere in sostanza si propone una suddivisione tra i due aspetti dell&rsquo;identit&agrave;: il sesso che costituisce un corredo genetico; il genere (Gender) che &egrave; una costruzione culturale per cui, essendo un carattere appreso e non pre-esistente, pu&ograve; essere scelto a piacimento (tra i 23 generi definiti da Ahrc o addirittura tra le 57 opzioni segnalate, ad oggi, nella edizione americana di facebook) a seconda della propria auto rappresentazione che, essendo mutevole e fluida, pu&ograve; sempre cambiare. Che esista una teoria del Gender, allora, &egrave; un dato certo (viene brandita in ambito politico internazionale e nazionale come vera e propria ideologia); che tale costruzione sia giusta o sbagliata dipende dalla convinzione di ognuno; che tale teoria possa diventare oggetto e fattore educativo per bambini e adolescenti siamo personalmente convinti che sia ingiusto perch&eacute; metterebbe in un conflitto assurdo la sessualit&agrave; corporea e quella psichica. Altro conto &egrave; introdurre nelle attivit&agrave; scolastiche l&rsquo;educazione alla parit&agrave; dei sessi, alla prevenzione e al contrasto di ogni forma di marginalizzazione, di discriminazione e di violenza&quot;.<br /><br />&ldquo;Per queste ragioni &ndash; concludono Miranda Castelgrande e Spada – rivendichiamo il diritto e la libert&agrave; di avere un atteggiamento di umilt&agrave; nei confronti della realt&agrave;, di richiamarci all&rsquo;antropologia del &lsquo;senso comune&rdquo; come l&rsquo;ha definita Roberto Marchesini&hellip; e non essere discriminati per questo; rivendichiamo il diritto e la libert&agrave; di non voler essere omologati al quel &lsquo;pensiero unico&rsquo; che si sta consolidando, dominato dal &lsquo;politicamente corretto&rsquo; che mette alla gogna ogni opinione dissenziente&hellip; e non essere discriminati per questo; rivendichiamo il diritto e la libert&agrave; per quei genitori che vogliono educare i propri figli in maniera consapevole ed esigono di concordare, con il consenso&nbsp; informato,&nbsp; le scelte educative&hellip;e non essere discriminati per questo; rivendichiamo il diritto e la libert&agrave; di sostenere una antropologia differente da quella della teoria Gender e di poter pronunciare la parola famiglia e non famiglie, genitorialit&agrave; e non parentalit&agrave;, di poter sostenere con Papa Francesco che &lsquo;la rimozione della differenza &egrave; il problema e non la soluzione&rsquo; e che &lsquo;la differenza tra uomo e donna non &egrave; per la contrapposizione o la subordinazione ma per la comunione e la generazione&rsquo; &hellip;e non essere discriminati per questo&rdquo;.<br />

    Condividi l'articolo su: