Fismic su stabilizzazione lavoratori Fca

“Le polemiche di queste ore della FIOM sulla mancata riconferma di circa 70 lavoratori dipendenti di agenzie interinali che prestavano attività lavorativa presso lo stabilimento FCA Melfi, sono assurde e strumentali”. Lo afferma il segretario nazionale della Fismic, Marco Roselli, in un comunicato stampa, in cui evidenzia che “ad oggi nello stabilimento lucano senza contare l'indotto lavorano circa 1900 neo assunti attraverso le agenzie interinali ai quali è stato offerto un contratto semestrale. Dei 1550 in scadenza a fine luglio solo ad una esigua percentuale di lavoratori che evidentemente non sono riusciti ad adattarsi ai ritmi della fabbrica, non verrà data la possibilità di firmare con FCA il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e c'è subito chi parla di annunci disattesi. Alla FIOM che sa solo abbaiare alla luna arrogandosi il diritto di gridare sempre allo scandalo anche dove questo non esiste, ricordiamo – dichiara ancora – che gli investimenti, i nuovi modelli e i relativi e sostanziosi incrementi occupazionali in fase di stabilizzazione, sono temi che poco gli appartengono poiché con la politiche del nulla che sanno esercitare al di fuori dei tavoli negoziali, e con un livore in particolare quando si tratta di Fiat che non fa gli interessi dei lavoratori, hanno fatto una scelta precisa che guarda solo all'antagonismo anacronistico anni ’70 che sa più di posizionamento politico che di attivismo sindacale. A Melfi come in altri territori, senza i nostri accordi, sarebbe successo quello che loro stessi non più di un anno fa andavano dicendo, chiusura di stabilimenti, produzioni Fiat solo fuori dall'Italia con relativi esuberi strutturali che ne sarebbero derivati. Se la storia è andata diversamente, se Fiat investe miliardi di euro in Italia, se abbiamo produzioni e marchi prestigiosi su cui lavorare vedi la Jeep prodotta a San Nicola, certo questo non è merito loro , ma di un sindacato partecipativo dove Fismic è stata da esempio per tutti. Un sindacato che crea le condizioni perché le aziende possano fare gli investimenti che altrimenti non ci sarebbero stati, che negozia firmando contratti che migliorano l'attività e la qualità lavorativa, nonché  la ridistribuzione degli utili facendo in questo modo partecipare i lavoratori agli utili prodotti. Certo dispiace se qualcuno non è risultato all'altezza delle aspettative o degli standard richiesti, ma crediamo sia importante non fare sempre demagogia, il vero mestiere dei rappresentanti della FIOM,  e guardare più alla foresta che cresce che alla foglia che cade, soprattutto quando i dati ufficiali parlano di percentuali fisiologiche ed irrilevanti rispetto alle opportunità di stabilizzazione che si realizzeranno”.

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