Fca Melfi, Perrino: Marchione si ispira a “Tempi moderni”?

Per il capogruppo del M5s, che ha partecipato ad un convegno della Cgil e della Fiom, “migliaia di lavoratori stanno sperimentando nuovi turni e ‘nuove’ tecniche di lavoro alla catena di montaggio che richiamano il capolavoro di Charlie Chaplin”

&ldquo;Da qualche mese la nostra tormentata regione &egrave; sede di un &lsquo;nuovo&rsquo; esperimento che mira&nbsp; a &lsquo;innovare&rsquo; le tecniche e le metodologie produttive. Stavolta non si tratta dell&rsquo;ultimo presunto ritrovato nel settore delle estrazioni petrolifere, bens&igrave; della sbandierata &lsquo;nuova organizzazione del lavoro&rsquo; applicata dal manager &lsquo;top of the top&rsquo; Marchionne allo stabilimento Fiat (anzi Fiat Chrysler Automobiles, Fca) di San Nicola di Melfi. Sinceramente, pi&ugrave; che di nuove catene di montaggio ci aspettavamo reali &lsquo;innovazioni di prodotto&rsquo;: auto elettriche o auto ad idrogeno, ad esempio. Insomma, di qualcosa di veramente rivoluzionario nel campo dell&rsquo;automotive. Le idee di Marchionne per Fca, invece, appaiono trasmettere un&rsquo;idea di fabbrica da fine ottocento: in nome della Grande Punto, della Jeep e della 500X migliaia di lavoratori, veterani e nuove leve, stanno sperimentando nuovi turni e &lsquo;nuove&rsquo; tecniche di lavoro alla catena di montaggio che richiamano il capolavoro di Charlie Chaplin, &lsquo;Tempi Moderni&rsquo;, datato 1936&rdquo;. E&rsquo; quanto afferma il capogruppo del Movimento cinque stelle in Consiglio regionale, Giovanni Perrino, che&nbsp; luned&igrave; pomeriggio a Potenza ha partecipato ad un incontro organizzato dalla Cgil e della Fiom.<br /><br />&ldquo;Certo, per lo stabilimento di Melfi essere il &lsquo;polo&rsquo; di punta per una multinazionale come Fca, comporta dei costi che, ovviamente, vengono interamente scaricati sui lavoratori: top manager e propriet&agrave; &ndash; afferma Perrino – non ci pensano proprio a limare, anche solo di qualche decimale, i loro introiti e i loro profitti. I lavoratori sono quindi costretti a turni estenuanti, all&rsquo;aumento dei carichi di lavoro, ad adattarsi ai cambiamenti sulla linea e nelle postazioni e posizioni di lavoro. Il passaggio poi a 20 turni settimanali porta Melfi ad essere il primo stabilimento Fiat a ciclo continuo. Turni che iniziano il luned&igrave; e terminano la domenica mattina; per fortuna c&rsquo;&egrave; la domenica pomeriggio per tentare di ricostituire un minimo di energia psico-fisica e per stare in famiglia, con marito, moglie e figli&rdquo;.<br /><br />A parere di Perrino &ldquo;le idee di Marchionne paiono un rigurgito del peggior taylorismo o &ldquo;toyotismo&rdquo;. In ogni caso, sono idee stantie, decrepite, che odorano di 1800. Basterebbe riprendere alcuni classici dell&rsquo;economia e del pensiero critico. Ad esempio, Marx ed Engels definivano alienazione la condizione di &lsquo;autoestraniazione del lavoratore salariato rispetto al prodotto della sua attivit&agrave; lavorativa&rsquo; ma anche &lsquo;rispetto all&rsquo;attivit&agrave; che compie&rsquo;. Il sociologo Richard Sennet (richiamando Pico della Mirandola, Adam Smith, Kant, Weber, Lippman e Saksia Sassen) nei suoi libri &lsquo;L&rsquo;uomo flessibile&rsquo; e &lsquo;L&rsquo;uomo artigiano&rsquo; ha contrapposto il lavoro ripetitivo e &lsquo;forzato&rsquo; (causa di inevitabile &lsquo;corrosione&rsquo;, demolizione del carattere e della stessa integrit&agrave; psico-fisica del lavoratore) al lavoro creativo e, quindi, libero, fonte, quest&rsquo;ultimo, di soddisfazione, di benessere e di spinta al miglioramento continuo. Ovviamente chi &egrave; al potere non fa nulla per elevare lo status dell&rsquo;operaio, ma si prodiga sempre pi&ugrave; affinch&eacute; il padrone disponga di comodi e vellutati &lsquo;tappeti rossi&rsquo; per aumentare le proprie rendite speculative e fare profitto a scapito dei diritti fondamentali dei lavoratori. Non una parola sui nuovi metodi ottocenteschi di Marchionne &egrave; stata proferita da Pittella jr: il quale, al contrario, annovera la situazione lavorativa in Fca come un suo &lsquo;personale successo&rsquo;&rdquo;.<br /><br />&ldquo;Nonostante decenni di aiuti di Stato abbiano permesso a Fiat (oggi Fca) di evitare il baratro &ndash; aggiunge ancora l&rsquo;esponente del Movimento cinque stelle -, ecco pronto un altro regalo per Marchionne: il &lsquo;Jobs Act&rsquo; che si porta con s&eacute; il contratto a (presunte) &lsquo;tutele crescenti&rsquo;. Una legalizzazione del precariato a vita: in spregio ai pi&ugrave; elementari diritti costituzionali, Renzi ha definitivamente introdotto la totale libert&agrave; di licenziare, anche senza giusta causa, in cambio di qualche migliaio di euro. Pochi spiccioli: tanto vale la dignit&agrave; dei lavoratori per Renzi. Col Jobs Act lavoratrici e lavoratori diventano vera e propria &lsquo;carne da macello&rsquo; nel tritacarne di un mercato globalizzato nel quale poche multinazionali, come Fca, competono (o fingono di competere) tagliando unicamente i costi (e i diritti) del lavoro, delocalizzando, e facendo un drammatico &lsquo;dumping&rsquo; sociale. Se non si cambia radicalmente il paradigma ovvero il modello di sviluppo, se non si torna a investire e puntare sulla ricerca, sull&rsquo;innovazione e sulla qualit&agrave; dei prodotti tra poco, anche per quel che resta di una (sbiadita e incolore) rappresentanza sindacale, ci sar&agrave; ben poco da contrattare. Anche gli accordi al ribasso accettati negli ultimi anni, e che sono gi&agrave; costati lacrime e sangue ai lavoratori, non saranno serviti a nulla. E l&rsquo;impressione (terribile) &egrave; che, per i lavoratori Fca, non ci sar&agrave; nemmeno pi&ugrave; il tempo di andare &lsquo;senza pensieri dagli amici a Moncalieri&rsquo; (cit. Rino Gaetano – l&#39;operaio della FIAT 1100)&rdquo;.<br /><br /><br /><br />

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