«Se il Governo ha deciso di ricorrere ai commissari per sbloccare e accelerare i programmi di estrazione degli idrocarburi, la stessa determinazione deve essere adottata anche per le rinnovabili. Troppi progetti di energia pulita sono ancora incagliati nei meandri della burocrazia, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, proprio mentre il Paese ha bisogno di aumentare rapidamente la propria produzione energetica e di ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese».
È quanto sostiene Marisol Cestari, a nome del Gruppo Cestari, responsabile CER Moliterno, intervenendo sul dibattito nazionale apertosi dopo la decisione del Governo di introdurre procedure commissariali per accelerare gli interventi nel settore degli idrocarburi.
«Non contestiamo la necessità di garantire maggiore sicurezza e autonomia energetica all’Italia – sottolinea Cestari – ma se l’obiettivo è accelerare ciò che può aumentare la disponibilità di energia, allora bisogna avere lo stesso approccio anche nei confronti delle fonti rinnovabili. Non possiamo chiedere alle imprese di investire miliardi nella transizione energetica e contemporaneamente lasciarle per anni alle prese con autorizzazioni, pareri, veti e conflitti territoriali».
Una posizione che, secondo Cestari, trova un punto di riferimento nelle recenti considerazioni del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ha richiamato la necessità di superare i ritardi autorizzativi che frenano gli investimenti energetici.
«Confindustria ha messo sul tavolo numeri che non possono essere ignorati – afferma Cestari –: circa 130 gigawatt di nuova capacità da mettere a terra e investimenti stimati in 20 miliardi di euro. È una dimensione paragonabile a un altro Pnrr potenziale. Ma questo potenziale rischia di rimanere sulla carta se continuiamo a rallentare tra autorizzazioni, veti e conflitti territoriali. Chi investe ha bisogno di sapere in tempi certi se può realizzare un impianto oppure no».
Per il Gruppo Cestari, dunque, il tema non è soltanto quello di produrre più energia, ma di costruire una vera strategia nazionale di autonomia energetica, nella quale rinnovabili, reti, accumuli e diversificazione degli approvvigionamenti procedano insieme.
«Ridurre temporaneamente il costo dell’energia di 15 o 17 centesimi può certamente rappresentare un sollievo per imprese e famiglie – prosegue Cestari – ma non risolve il problema strutturale. Il punto vero è l’autonomia energetica del Paese. Servono approvvigionamenti diversificati, accordi con i Paesi produttori e, soprattutto, una politica europea capace di consentire alle imprese di operare con prezzi dell’energia competitivi».
In questo quadro torna centrale, secondo Cestari, anche il rapporto con il continente africano.
«Come Gruppo Cestari lo sosteniamo da tempo: i Paesi africani possono svolgere un ruolo strategico nell’approvvigionamento energetico dell’Italia e dell’Europa. L’Africa non deve essere considerata soltanto come un mercato di sbocco o come un territorio dal quale importare materie prime, ma come un partner strategico all’interno di una nuova politica energetica. La diversificazione delle fonti e dei Paesi fornitori passa inevitabilmente anche dal Mediterraneo e dal continente africano».
Il ragionamento si lega direttamente alla precedente posizione del Gruppo Cestari sul decreto FER X, entrato in vigore il 9 agosto, che ha introdotto il nuovo meccanismo di sostegno alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e messo a disposizione un contingente massimo di 37,15 GW di nuova capacità.
«Avevamo già evidenziato – ricorda Cestari – che l’entrata in vigore del FER X rappresenta un’opportunità importante, ma che la priorità è trasformare le nuove regole in investimenti concreti, accelerando soprattutto i progetti già in corso e riducendo il peso della burocrazia. Oggi quella richiesta diventa ancora più urgente».
E la Basilicata, in questa partita, non può permettersi di restare spettatrice.
«La nostra regione produce già circa il 90% dell’elettricità da fonti rinnovabili ed è tra i territori italiani maggiormente interessati dallo sviluppo di nuovi impianti. Ma proprio per questo dobbiamo evitare che il vantaggio accumulato venga disperso. Se ci sono progetti pronti o in fase avanzata, devono essere messi nelle condizioni di partire».
Il nodo, per Cestari, non riguarda soltanto le autorizzazioni. «Servono contemporaneamente reti, infrastrutture e sistemi di accumulo. Non basta installare pale eoliche e pannelli fotovoltaici. Se produciamo energia quando c’è vento o sole ma non siamo in grado di conservarla e utilizzarla quando serve, una parte del potenziale viene inevitabilmente dispersa».
Da qui la richiesta di una sorta di “commissariamento della transizione energetica”, almeno per i progetti strategici bloccati da anni.
«Non proponiamo scorciatoie né deroghe alle regole ambientali – precisa Cestari –. Chiediamo semplicemente che per gli investimenti energetici strategici dello stesso Paese valgano tempi certi e procedure certe. Se il modello commissariale viene ritenuto necessario per accelerare gli idrocarburi, non si comprende perché non possa essere utilizzato, con le dovute garanzie, anche per sbloccare le rinnovabili».
«L’Italia – conclude Marisol Cestari – non può permettersi una transizione energetica a velocità diverse. Da una parte acceleriamo perché abbiamo bisogno di energia, dall’altra lasciamo fermi progetti che potrebbero produrre energia pulita, creare investimenti e rafforzare la competitività delle imprese. Il vero obiettivo deve essere produrre più energia, diversificare gli approvvigionamenti e abbassarne strutturalmente il costo. E per farlo bisogna sbloccare tutto ciò che può contribuire all’autonomia energetica del Paese: idrocarburi dove servono, rinnovabili dove sono possibili, accumuli e reti per rendere il sistema più efficiente, e una nuova partnership energetica con l’Africa».