Il vicepresidente del Consiglio regionale invita la classe politica “a trovare convergenze e condivisione per portare rapidamente a soluzione queste problematiche che, purtroppo, al momento, delineano prospettive negative ed incerte”
“Le problematiche che investono il ‘Don Uva’ di Potenza, da tempo, complesse e complicate, trovano in questi giorni un epilogo allarmante. Un tribunale della Puglia ha richiesto il fallimento della ‘Casa della Divina Provvidenza’, compresa la sede di Potenza. Di questo fatto si comprendono bene le drammatiche conseguenze assistenziali ed occupazionali, anche per la nostra Regione. Drammatiche per i pazienti che perdono un punto di riferimento importante ed indispensabile per le loro patologia e per le necessità riabilitative. Drammatiche perché una serie di operatori, nelle diverse qualifiche, vedono messe in discussione il posto di lavoro”. Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata Enrico Mazzeo (Idv), per il quale “dopo anni di sacrifici, spesso non riconosciuti e di mesi, quelli più recenti, di difficoltà nei pagamenti degli stipendi, l’epilogo del fallimento sarebbe una beffa amara”.
A parere di Mazzeo “i tempi della soluzione dei problemi, nell’attuale situazione, debbono essere molto stretti ed escludono soluzioni tampone. Occorre, invece, definire obiettivi e strumenti da mettere subito in campo. La classe politica, a partire da quella lucana, a tutti i livelli, deve trovare convergenze e condivisione per portare rapidamente a soluzione queste problematiche che, purtroppo, al momento, delineano prospettive negative ed incerte. Comunque lo stipendio mensile è spesso differito e non è più una puntuale certezza”.
“A partire dall’incontro di lunedì, preso l’assessorato alla Sanità – ha aggiunto ancora il vicepresidente del Consiglio regionale -, bisogna che si insedi un gruppo di lavoro, una sorta di comitato di crisi permanente, in grado di affrontare i diversi aspetti e suggerire le relative soluzioni. La soluzione con maggiori garanzie resta quella che prevede, per il Don Uva di Potenza, una autonomia ammnistrativa, organizzativa ed operativa. Il patrimonio di professionalità e di esperienze del Don Uva è tale che va salvaguardato, perché è indispensabile, per dare risposte ad esigenze così pressanti della comunità regionale e non solo. In questo settore non sono possibili ne tagli ne riduzioni drastiche, per i diversi aspetti delle problematiche assistenziali che afferiscono, occorre un progetto complessivo di rilancio, usando al meglio le potenzialità esistenti”.
“La classe politica regionale deve dimostrare, in un’azione così importante, oltre ad una capacità di condivisione e coesione, di saper essere incisiva ed efficace nel dare una soluzione adeguata e definitiva. Mi rendo conto della complessità dell’intera questione, tuttavia, imboccando un percorso meglio approfondito e definito, anche con eventuali consulenze specifiche, si può giungere all’obiettivo più volte indicato”.