Direttore Biblioteca Nazionale Pz, Sabia, su “macro regione”

"L’idea di una Basilicata, parte di una “macro regione”, come l’ha meglio precisata il Presidente Pittella merita attenzione per almeno due ragioni: la prima è costituita dal fatto che – diversamente dal passato – il progetto non è calato dall’alto, ma pone ai soggetti interessati o che intendono interessarsi, un problema/possibilità, anzi un’opportunità, ed apre una discussione pubblica per poterne valutare a pieno i pro e i contro. La seconda ragione è determinata dal fatto che – dopo molti decenni di auto referenzialità – si riparte dall’idea che la Basilicata si salva solo in sintonia con tutto il Mezzogiorno, così come l’Italia si salva con tutto il Paese e non solo con una parte di esso". Lo dichiara Franco Sabia, direttore della Biblioteca Nazionale di Potenza.
"Certo – prosegue –  non possono essere né sottaciute né non valorizzate le questioni identitarie, ma senza dimenticare che -soprattutto per noi Lucani della Basilicata- esse sono state, da sempre, complesse e controverse, tanto da farne oggetto di continuo dibattito le cui soluzioni sono sempre state caratterizzate da approdi provvisori.
La nostra identità, più che dalle vicende storiche che ci hanno coinvolti e -a volte travolti- è stata definita dalle condizione di vita materiale, che nel lungo periodo, hanno visto come suoi attori veri quanti su queste terre hanno vissuto per generazioni. La nostra identità l’hanno forgiata le nostre montagne inaccessibili e le nostre frane, i terremoti e la malaria, la magia e le superstizioni; essa è stata determinata da rari momenti di grande e intensa sintonia culturale e politica con tutto il Mezzogiorno e -a volte- con aspirazioni europee e universalistiche, come i giorni entusiasmanti dell’utopia di Matteo Cristiano o quelli lucidi e “troppo moderni” degli eroi del 1799, che videro la decapitazione, sia nell’uno che nell’altro caso, politica e fisica della migliore classe dirigente che mai più la Basilicata e il Mezzogiorno sono stati capaci di esprimere.
Questo senso di appartenenza, questo sentimento d’identificazione non potrà essere annullato da artificiose barriere amministrativo-burocratiche; sarà un’identità sempre viva e continuamente capace di rinnovarsi e di innovare".
"Si sente la necessità di ritornare, con urgenza, se non al progetto, – conclude Sabia –  certamente all’entusiasmo dell’immediato secondo dopoguerra, quando quella nuova classe dirigente selezionata dalla durezza di un ventennale regime autoritario e liberticida e da una guerra terrificante, seppe rendere il Mezzogiorno visibile e protagonista della politica dell’intero Paese. Vogliamo immaginare che le sollecitazioni forti del Presidente Pittella possano finalmente essere capaci di farci uscire dal torpore in cui ci troviamo".

BAS 05

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