“La decisione del Governo Monti di ridurre il numero delle provincie ha riportato anche da noi la questione in tutta la sua attualità, poiché, ovviamente, in una regione piccola come la nostra e fatta di due sole Provincie l’una il doppio dell’altra ad essere cancellata sarà quella di Matera”. Così il coordinatore provinciale materano di Fli, Pasquale Di Lorenzo, che aggiunge: “Avrei preferito l’eliminazione di tutte le Provincie, ma credo che ci si arriverà presto come credo che si arriverà a fare i conti anche con un regionalismo dispendioso, inefficiente e da rivisitare alla luce soprattutto di un loro dimensionamento allorquando non sarà un tabu ma necessaria logicità parlare di macro regioni”.
“Ben più grave sarebbe accettare la scomparsa – afferma Di Lorenzo – come si profilerà dei Comuni anche di uno solo dei 131 comuni della nostra terra. Quelli vanno difesi. Sono la monade essenziale e costitutiva dell’identità. Svolgono e hanno svolto una funzione tra mille difficoltà e tagli, di servizio diretto ai cittadini, di tutela delle radici, delle memorie storiche, se volete delle tante lucanità che hanno ancora a mio avviso prospettiva se solo si tagliasse altrove e non lì.
Francamente se abolissero tutte le Provincie, se si razionalizzassero gli ambiti regionali non ne farei una questione ideologica ed identitaria se mi eliminassero la mia contrada sì.
Ma nessuno si illuda e pensi che tutto passerà e rimarrà come prima. O cogliamo il momento difficile per prevederne gli effetti che produrranno meno conseguenze negative per le nostre comunità o saremo condannati semplicemente a subire quelli che decideranno a Roma sulla nostra testa e a tutela degli interessi di altre realtà regionali che con maggior contrattualità della nostra in tempi di risorse e sacrifici tenteranno a tutelare se stesse non noi. Del resto non abbiamo già subito il federalismo fiscale per tutelare egoismi di parti più ricche del Paese senza comprendere appieno gli effetti negativi per la esistenza della stessa Regione Basilicata”?
“Noi materani abbiamo bisogno di una prospettiva di sviluppo – conclude – che ci leghi ad un territorio contiguo, affine, con maggiori opportunità e competitività e non ci allontani da esso per il mantenimento solo di chi persegue gli interessi di un modello regionale-capoluogo che ha fatto il suo tempo e gli interessi solo di una provincia”.
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