Il presidente lucano ha relazionato alla Conferenza delle Regioni nella sua veste di componente della Commissione paritetica Governo-Regioni-Enti Locali per le riforme istituzionali
“Il quadro di riassetto istituzionale delle Province necessita ancora di affinamenti e il Disegno di legge varato dal Governo presenta ancora punti irrisolti per quel che riguarda le funzioni di questo ente e i meccanismi di elezione di chi lo dovrà comporre”. E’ quanto ha spiegato il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, relazionando sul punto (con l'assessore regionale del Lazio, Stefano Cetica) alla Conferenza delle Regioni, di cui è rappresentante nell’ambito della Commissione Speciale Paritetica mista Governo, Regioni, Enti Locali che dovrà formulare la proposta di riordino istituzionale in senso federale, secondo principi di riduzione degli organi e dei costi, di soppressione delle duplicazioni e di semplificazione dei processi decisionali.
Il presidente lucano ha relazionato sul Ddl approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 24 febbraio sostenendo che “un intervento di riforma del sistema elettorale avrebbe dovuto più opportunamente essere preceduto dalla definizione di un quadro certo e compiuto delle generalizzate ‘funzioni di indirizzo e coordinamento dell’attività dei Comuni’ imputate all’ente Provincia ed essere inserito in un disegno più ampio ed organico di revisione degli assetti istituzionali e di disciplina dei nuovi organi provinciali, in considerazione della trasformazione della Provincia da ente con governance di area vasta ad elezione diretta, ad ente intermedio, emanazione dei Comuni e privo di competenze gestionali”.
Anche rispetto a questa variazione, De Filippo ha evidenziato criticità nel Ddl del Governo. In particolare, ha spiegato, “il presidente e i consiglieri provinciali sarebbero eletti dallo “speciale” corpo elettorale, costituito dai sindaci e dai consiglieri dei Comuni di ciascuna Provincia, tra gli stessi sindaci e consiglieri comunali. Ma la previsione per cui gli eletti rimarrebbero in carica alla Provincia anche perdendo la carica di sindaco o consigliere comunale, si pone in contrasto con l’art.68 del Testo Unico degli enti locali, secondo cui “la perdita delle condizioni di eleggibilità previste dal presente capo importa la decadenza dalla carica di sindaco, presidente della Provincia, consigliere comunale, provinciale o circoscrizionale. Senza considerare i risvolti, anche pratici, della decadenza del presidente che comporterebbe comunque lo scioglimento del anticipato del Consiglio”.
Ancora De Filippo ha evidenziato la necessità di definire meccanismi più efficaci volti a garantire le “quote rosa” e rappresentanze dei centri di maggiori dimensioni, la necessità di prevedere l’istituto della surroga per ipotesi del venir meno delle condizioni di eleggibilità dei consiglieri provinciali, e di un riferimento certo per il numero di consiglieri da eleggere e cioè se questo vada parametrato alla popolazione residente, come detto in alcune parti del Ddl, o agli elettori, come ipotizzato in altre.
“Siamo tutti interessati ad una riforma dello Stato – ha spiegato De Filippo – ma l’obbiettivo è che sia non soltanto celere, ma anche efficace. Lo sforzo riformatore è sicuramente encomiabile – ha concluso – ma bisogna evitare che diventi una furia riformatrice che, per non prendere i tempi giusti, influisca negativamente in una materia vitale per lo Stato e la Democrazia”.
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