Per il capogruppo del Psi in Consiglio regionale: “dopo la gestione dell’emergenza continuare nel percorso che abbiamo chiamato ‘modello Veneto’ per ristoro dei danni, ripresa produttiva e futuro di prevenzione e manutenzione del territorio
“Nessuno si faceva illusioni che attraverso un dibattito, sia pure ampio e per alcuni aspetti di qualità e con utili indicazioni operative, avremmo potuto archiviare quella che è da sempre un’emergenza per il territorio lucano. L’elemento positivo da cui deve ripartire il lavoro del Consiglio, della Giunta, dei partiti e dell’intera società lucana è però rappresentato dagli impegni individuati e che riguardano le differenti responsabilità politiche ed istituzionali, da quelle nazionali (Governo e Parlamento), a quelle di organismi europei, sino a Regione ed Autonomie locali”. E’ quanto sostiene il capogruppo del Psi in Consiglio regionale, Rocco Vita, per il quale “dopo la bella pagina unitaria, senza troppe polemiche strumentali, che abbiamo scritto con la gestione della fase di prima emergenza nel Metapontino, caratterizzata da un’efficace azione degli Assessori competenti, dobbiamo continuare nel percorso individuato e che guarda a quello che abbiamo chiamato ‘modello Veneto’ per affrontare il ristoro dei danni, con fondi cospicui, la ripresa produttiva e il futuro di prevenzione e quindi manutenzione del territorio”.
“La consapevolezza sulla scarsità di risorse finanziarie nazionali almeno nell’immediato per programmi di difesa del suolo – prosegue Vita – ci dive orientare nell’impegno rigoroso di quantificazione dei danni senza allargare aree ed attività colpite dall’alluvione, magari illudendoci di risolvere tutti i problemi sociali e nel concentrare gli interventi. Per questo ogni proposta di rimodulazione dei programmi europei di spesa, come quello avanzato per il Psr (Piano di Sviluppo rurale), va sicuramente in questa direzione a condizione che non comprometta altri programmi e quindi penalizzi altri territori e altre comunità locali”.
“Un’ultima considerazione: l’appassionato dibattito ha evidenziato responsabilità per quanto è accaduto non riconducibili solo all’eccezionalità delle piogge, ma riferite a problemi come l’apertura della diga San Giuliano che ha ‘scaricato’ acqua sino ad allagare la pineta di Metaponto Lido, alla mancata manutenzione idraulico-forestale dei bacini idrici e all’assenza di interventi di pulizia dei corsi d’acqua, alla carente manutenzione di impianti irrigui del Consorzio Bonifica Bradano-Metaponto in grave difficoltà finanziaria, alla situazione diffusa di dissesto idrogeologico, che richiedono – conclude il consigliere del Psi – misure ed azioni politiche più ampie, come ci chiedono agricoltori ed operatori turistici del Metapontino”.