Automotive, estrazioni petrolifere e cultura sono alcuni dei temi affrontati dal presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, nel corso dell’Assemblea di Confindustria Basilicata svoltasi ieri a Matera.
“L’avvio della Compass elettrica e della Compass ibrida – ha detto Bardi – potrà realmente tradursi in un aumento dei volumi produttivi, che negli ultimi anni erano scesi sotto una soglia critica. Certo non dobbiamo illuderci che i problemi siano risolti. La transizione dell’automotive è forse la trasformazione industriale più profonda degli ultimi vent’anni, e investe tutto il settore, non solo la Basilicata.
La Regione si è mossa lungo tre direttrici molto precise. La prima riguarda il piano industriale di lungo periodo. Con il Ministro Urso e con il Vicepremier Tajani abbiamo condiviso la necessità che Melfi abbia una programmazione certa, stabile, verificabile. Il gruppo ha ribadito più volte che Melfi è uno stabilimento di riferimento per l’Europa: lo diciamo con prudenza, ma è un dato.
La seconda direttrice riguarda i lavoratori dell’indotto. Se riparte lo stabilimento, deve ripartire tutto il sistema. Per questo stiamo chiedendo, con molta determinazione, di coinvolgere maggiormente le aziende lucane nelle nuove commesse.
La terza direttrice riguarda l’Area di crisi complessa. L’accordo del 2024 ha consentito di sostenere parte dell’indotto, ma non è sufficiente. Stiamo sollecitando il Governo per un incremento della dotazione finanziaria.
Accanto alla crisi dell’automotive c’è anche quella energetica legata alla riduzione delle estrazioni. Sono due shock esogeni, profondi, che inevitabilmente incidono su PIL, export e bilanci degli enti locali.
Ma la lettura corretta, come ho già detto commentando il rapporto della Banca d’Italia, è che questi fattori non rappresentano tutta l’economia lucana. Anzi, se li scorporiamo, emerge un quadro molto diverso: un quadro di tenuta, di resilienza e, in diversi casi, di crescita.
I dati dell’anali congiunturale della Banca d’Italia talia 2025 ci dicono che il mercato del lavoro sta migliorando in maniera stabile. Il tasso di occupazione cresce e arriva al 56%, sei punti sopra la media del Mezzogiorno, mentre la disoccupazione scende al 6,3%, leggermente sotto la media nazionale. L’occupazione dipendente aumenta e si stabilizza, i redditi crescono del 2% e l’inflazione rimane intorno all’1,5: elementi che proteggono il potere d’acquisto delle famiglie lucane. Sono segnali non episodici, ma strutturali.
Poi c’è un elemento che considero molto significativo: l’80% delle imprese industriali ha confermato o aumentato gli investimenti nel 2025, e Bankitalia stima un’ulteriore crescita nel 2026 grazie al calo dei costi di finanziamento. Questo ci dice che le imprese, nonostante un contesto incerto, credono nella Basilicata e nel proprio futuro produttivo. E non è un dato banale.
Lo stesso vale per il PNRR: siamo tra le regioni che stanno trasformando più rapidamente le risorse in cantieri concreti. Quasi 600 gare, per 910 milioni di euro, con l’89% già aggiudicato e oltre la metà dei lavori avviati o conclusi.
Un altro indicatore molto positivo è il turismo. Nei primi otto mesi del 2025 abbiamo registrato un più nove per cento di arrivi e un più 6% di presenze.
Questi elementi, messi insieme, ci portano a una conclusione chiara: la Basilicata non è una regione in recessione. È una regione in transizione, certo, con due settori che soffrono per ragioni globali. Ma al netto di quei due comparti, la Basilicata è una regione che tiene, che investe, che esporta, che innova e che crea lavoro.
Infine la cultura. L’Ecosistema produttivo culturale e creativo in Basilicata vale oltre 460 milioni di euro, con circa 8.400 addetti e quasi 2.000 imprese, come mostrano diverse analisi strutturate sul settore culturale e creativo. Non parliamo quindi di un settore marginale, ma di uno dei principali comparti non industriali della regione, con un peso paragonabile a quello dei servizi avanzati e di alcune filiere del Made in Italy.
In questo quadro si inserisce il percorso che stiamo portando avanti con grande determinazione sulla ZES Cultura. Voglio dirlo con chiarezza, perché ho letto ricostruzioni poco accurate: la ZES Cultura ci sarà. Non è stata cancellata, non è stata messa in discussione dal Governo. La riorganizzazione interna che riguarda la ZES Unica e il nuovo Dipartimento per il Sud, di cui ha parlato anche SVIMEZ, non tocca l’impianto del progetto.
E poi c’è Matera 2026, come Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, è il primo grande tassello di questa strategia. Non è un evento da celebrare: è un investimento di sistema, che stiamo sostenendo con una programmazione pluriennale molto forte.
Accanto a Matera 2026 ci sono i progetti tematici che stanno già dando risultati importanti. Penso a Fantastico Medioevo nel Vulture-Alto Bradano, al grande percorso dell’Anno Europeo dei Normanni del 2027, alla valorizzazione della Magna Grecia sullo Jonio e all’idea futura di Basilicata terra-madre, che punta a unire tradizioni, riti arborei ed esperienze spirituali in un progetto identitario moderno.
Il messaggio di fondo è semplice: la Basilicata sta costruendo un nuovo modello di sviluppo. Più integrato, più moderno, più coerente con la sua identità e con le sfide globali. La Basilicata non vuole essere una regione che conserva: vuole essere una regione che produce cultura. Che la produce come valore economico, come impresa, come industria. E questa è la direzione in cui continueremo a muoverci con determinazione, con metodo e con alleati forti, a partire dal Governo nazionale”.