Conferenza De Filippo, la Basilicata e la partita su petrolio

Il memorandum del 29 aprile ha messo un punto fermo nelle relazioni tra la Regione e lo Stato. Le politiche dello sviluppo sono la contropartita dell’apporto al fabbisogno energetico nazionale

La Basilicata gioca una partita importante nel sistema energetico del Mezzogiorno, ma svolge altresì un ruolo rilevante per l’intero Paese, coprendo oggi il 6 per cento del fabbisogno nazionale, che si presume di incrementare al 10 per cento nel 2015.
Il territorio lucano, infatti, garantisce oltre l’80 per cento dell’estrazione nazionale di petrolio.
Un flusso di greggio ottenuto dal più grande giacimento petrolifero dell’Europa continentale, quello della Val d’Agri, al quale nel 2015 dovrebbero aggiungersi i sette nuovi pozzi di Tempa Rossa nell’alta Valle del Sauro.
In Basilicata si registrano due gruppi di concessioni estrattive: l’Eni- Agip, con il Progetto Trend 1 in Val d’Agri, e un secondo gruppo intestato a Total con il Progetto Tempa Rossa.
Oggi però la Regione Basilicata ha chiesto di più al petrolio. In termini di sviluppo, crescita, occupazione e rispetto ambientale. La Regione, accanto alle esigenze locali e nazionali in materia energetica, ha inteso governare il processo di estrazione petrolifera, garantendo che ai benefici per l’economia nazionale corrispondano opportunità per il sistema produttivo, i lavoratori e lo sviluppo lucano, Ed ha chiesto, ottenendolo, il riconoscimento da parte del Governo del ruolo di servizio che la Basilicata ha nei confronti dell’intero Paese.
Un punto fermo è stato messo con la firma il 29 aprile del Memorandum d’Intesa Stato-Regione. Si tratta di un primo risultato frutto dell’impegno congiunto e convergente di tutti i rappresentanti istituzionali lucani, ciascuno nelle proprie competenze e nelle diverse posizioni politiche. Un lavoro, che ha visto in prima persona impegnato il presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo.
Ambiente, infrastrutture, occupazione, energia. Sono gli assi portanti del Memorandum. A fronte dell’apporto della Basilicata alla bolletta energetica del Paese, la contropartita per il territorio lucano devono essere lo sviluppo e la competitività del sistema produttivo. Al Governo la Basilicata ha chiesto politiche aggiuntive di sviluppo industriale, che producano occupazione promuovendo nuove iniziative in campo ambientale, turistico e industriale, incrementino le infrastrutture attraverso la connessione con i nodi delle reti nazionali della mobilità e generino investimenti in ricerca e innovazione connesse alla ricerca e coltivazione delle fonti fossili.
L’intesa sarà attuata mediante l’implementazione di specifiche linee d’azione:
– realizzare un Distretto energetico in Basilicata, puntando essenzialmente sull’innovazione;
– garantire le iniziative di corretta informazione e di sensibilizzazione pubblica sul ruolo delle attività energetiche e geominerarie nel Paese;
– attivare i programmi di prevenzione e sicurezza sul territorio, rigenerazione urbana e ambientale e di miglioramento della qualità della vita;
– realizzare infrastrutture industriali ed energetiche ad alto contenuto innovativo e ambientalmente compatibili;
– assicurare condizioni e procedure coordinate per la ricerca e lo sfruttamento sostenibile delle risorse energetiche;
– raccordare e stabilire la cooperazione tra le strutture tecniche e amministrative centrali e quelle regionali e sviluppare programmi di ricerca scientifica;
– costituire reti di impresa per lo sviluppo di tecnologie innovative e a basso impatto ambientale per l’estrazione e lo sfruttamento sostenibile delle risorse energetiche;
– realizzare un Centro di Studi Europeo sull’Energia e sulla Sicurezza Energetica;
– promuovere e sviluppare rapporti tra le Università per la creazione di corsi di laurea specifici e di alta formazione;
– creare una Scuola Superiore di Formazione sull’Energia per la formazione di quadri e di tecnici giuridico‐amministrativi, economico‐finanziari e industriali nel campo dell’energia e più in generale nei settori dell’edilizia ecosostenibile, della rigenerazione urbana e rurale, del rischio sismico e idrogeologico, della protezione ambientale e geologica e della certificazione di qualità”.

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