“La petizione di cittadini di Rotonda che auspicano la fuoriuscita del Comune dal Parco Nazionale Pollino è la spia di un diffuso malessere, specie da parte degli agricoltori, nei confronti in generale dei Parchi in quanto non si tiene conto adeguatamente che l’attività agricola è una componente essenziale per la sopravvivenza economico-sociale del Parco stesso. Se a ciò si aggiunge l’emergenza cinghiali il “vaso” del malessere è colmo”. E’ quanto sostiene il presidente della Cia-Confederazione Italiana Agricoltori della Basilicata Donato Distefano.
“La salvaguardia del territorio – aggiunge – non può prescindere da uno stretto collegamento con l’attività agricola, in modo particolare nelle aree tutelate, dove il ruolo multifunzionale dell’impresa agricola trova la sua massima valorizzazione, anche in relazione ai progetti di sviluppo sostenibile avanzati dalla Regione. Basti pensare che tra il turismo rurale e l’indotto legato all’enogastronomia tipica, le campagne italiane valgono più di 10 miliardi di euro l’anno. Un patrimonio da tutelare e da difendere che negli ultimi 60 anni ha subito la sconsiderata aggressione dell’abusivismo e dell’urbanizzazione selvaggia, che hanno lentamente “rosicchiato” questo “capitale verde”, sottraendo terre all’agricoltura e creando un danno economico complessivo di 25 miliardi di euro. Per questo il ruolo dei parchi può costituire – sottolinea il presidente della Cia – un elemento importante nella politica di salvaguardia e di tutela del paesaggio e dell’ambiente caratterizzato da fragili e spesso compromessi equilibri ecologici”.
Nelle trasformazioni del paesaggio, cartina di tornasole della storia economica e sociale italiana, è scritto soprattutto – secondo la Cia – il diverso rapporto che nel tempo ha assunto l’elemento ambientale, una volta completamente estraneo alle politiche di settore, ma negli ultimi anni divenuto giustamente fondamentale per tutelare una ricchezza di questa portata. Proprio negli anni ’60 l’agricoltura diventa patrimonio comune in Europa, con la nascita della Pac, che nelle sue prime versioni si fondava non a caso su uno spirito esclusivamente produttivistico. Solo molto più tardi l’aspetto ambientale è diventato parte integrante delle politiche agricole, quando nel 2000 per la prima volta nell’impalcatura della Pac è stato inserito il secondo pilastro sullo sviluppo rurale, che contempla una premialità diretta a un’agricoltura compatibile con l’ambiente, che sia capace di tutelare e valorizzare il paesaggio e il suo patrimonio di biodiversità agricola, in continuo pericolo di estinzione.
“È qui che per la prima volta – sottolinea Distefano- il paesaggio rurale è stato considerato alla stregua di una risorsa economica, capace di produrre ricchezza, sia grazie al turismo “verde” che attraverso il giro d’affari legato alle produzioni d’eccellenza tipiche e strettamente legate al proprio territorio, per cui l’Italia vanta il primato assoluto in Europa con le sue 228 denominazioni d’origine. Il tema del legame agricoltura/paesaggio -ha ricordato – è molto sentito dalla nostra organizzazione, che da anni investe su specifici progetti di ricerca”.
Tra le proposte operative della Cia: una conferenza regionale sul tema agricoltura-sviluppo rurale-parchi-politiche di coesione; la rappresentanza del mondo agricolo negli organismi di gestione dei Parchi da cui sono inspiegabilmente esclusi; l’istituzione della Consulta dell’economia del Parco; l’attivazione di progetti di filiera ambiente-agricoltura-green economy; la promozione di una rete aziendale del Parco con l’adozione del marchio identificativo delle produzioni.
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