Condividiamo la conclusione a cui perviene lo studio realizzato dall’Università della Basilicata che è stato presentato a Trieste dal professor Angelo Masi, in occasione della 35/a Conferenza Internazionale della Società Sismologica Europea: un programma d’intervento per mettere in sicurezza anti-sismica il patrimonio immobiliare privato e pubblico della Val d’Agri è compatibile con le disponibilità derivanti dalle royalties del petrolio. Lo sostiene l’Associazione Bene Comune Viggiano.
La Val d’Agri – evidenzia il presidente dell’Associazione Vittorio Prinzi – non solo è una delle aree più sismiche della penisola, come è arcinoto a seguito degli studi effettuati negli anni, ma tra i problemi dell’impatto sul territorio derivante da produzione e ricerca di idrocarburi non va trascurato il rischio sismico. Da studioso-storico mi sono occupato degli eventi sismici disastrosi come quello del 1857 e ancor prima del 1826, sino agli eventi più recenti del 1980 e ricordo che esiste un’ampia documentazione storico-scientifica sulla sismicità della Val d’Agri da aggiornare grazie alle nuove tecnologie. Ritengo che non vada preso sotto gamba l’allarme lanciato qualche anno fa da uno dei maggiori esperti, il prof. Franco Ortolani, (Università Federico II di Napoli), secondo cui la presenza di infrastrutture legate all'attività di estrazione e raffinazione di idrocarburi contribuiscono ad accrescere il rischio sismico dell'area. «In Val d’Agri – è la tesi scientifica sostenuta dal prof. Ortolani – si stanno raggiungendo profondità di oltre 4-5 km, e non si tratta solo di estrazione, ma anche di iniezione a forte pressione di fluidi per migliorare la produzione. L’iniezione ad alta pressione di questi fluidi fa sì che aumenti la permeabilità delle rocce, permettendo loro di insinuarsi nelle fratture, di fatto lubrificandole. È vero che i terremoti si generano a molti chilometri di profondità, ma la porzione di crosta interessata dalla faglia attiva arriva fin quasi alla superficie. Se la parte superiore di questo 'pacco' di rocce viene destabilizzata dall’attività di decine di pozzi di estrazione e reiniezione, è chiaro che l’evento sismico è reso più probabile e distruttivo».
Per questo la previsione dell’Unibas di una spesa di 175 milioni di euro, attraverso un programma d’intervento sviluppato in dieci anni per mitigare il rischio sismico nei comuni della Val d’Agri , e i costi necessari alla riparazione dei danni attesi in 18 Comuni valligiani, con un’attenzione particolare ai cinque centri più direttamente coinvolti nelle estrazioni (Viggiano, Grumento Nova, Montemurro, Marsico Vetere e Marsico Nuovo) – si legge nella nota – deve diventare oggetto di confronto e approfondimento in fase di riprogrammazione delle royalties affermando il principio che è tempo di qualche opera pubblica (piscina olimpionica-palazzetto degli sport acquatici a Viggiano) in meno e di interventi di adeguamento antisismico di case, uffici, strutture pubbliche in più. Inoltre, non si può abbassare la guardia per adottare le necessarie iniziative volte a una revisione del sistema delle autorizzazioni per le trivellazioni prevedendo il coinvolgimento del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio anche redigendo apposite griglie di valutazione in grado di recepire in modo oggettivo specifici punti di criticità quali ad esempio la presenza di falde acquifere o elevati rischi sismici e rilevanti fragilità geologiche dei territori interessati dalle ipotesi di ricerca, esplorazione e coltivazione di idrocarburi, supportate dal contributo delle analisi di ISPRA, INGV e CNR, così come il coinvolgimento degli enti locali e una maggiore trasparenza e pubblicizzazione dei risultati.
La proposta dell’Unibas di un piano interventi per la riduzione della vulnerabilità sismica degli edifici residenziali con la definizione dei costi necessari, degli importi annui d’investimento e del cronoprogramma di attuazione – conclude Prinzi – è una buona base di programmazione che può poggiare su una dotazione finanziaria certa a condizione che sia sottratta ad altre scelte che non rispondono ad esigenze primarie.
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