Aree interne: unire agricoltura, salute e territori

L'assessore Cicala è intervenuto a Roma, presso il Ministero della Salute, alla tavola rotonda promossa nell’ambito della Giornata nazionale del Made in Italy 2026, richiamando l’esperienza della Basilicata come esempio concreto di una sfida comune a molte Regioni italiane.

«Le aree interne non chiedono solo compensazione. Chiedono di essere messe nelle condizioni di generare valore. Se vogliamo difendere davvero il Made in Italy, dobbiamo rafforzare i territori che lo rendono possibile: servizi, imprese agricole, giovani, comunità, sistemi sanitari e veterinari capaci di garantire sicurezza e fiducia».

Lo dichiara l’assessore alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Basilicata, Carmine Cicala, intervenuto ieri a Roma, presso il Ministero della Salute, alla tavola rotonda promossa nell’ambito della Giornata nazionale del Made in Italy 2026, dedicata ai “Modelli organizzativi One Health per la valorizzazione delle aree interne”.

Ai lavori hanno contribuito, tra gli altri, il Capo Dipartimento del Ministero della Salute Giovanni Leonardi, il Capo Dipartimento del MASAF Giuseppe Blasi, il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, il Sottosegretario al MASAF Patrizio Giacomo La Pietra, rappresentanti della Conferenza delle Regioni, dell’ANCI, dell’UNCEM e del sistema sanitario e veterinario nazionale, con i videomessaggi del Ministro della Salute Orazio Schillaci e del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida.

Cicala ha partecipato ai lavori portando il contributo della Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni, nel solco del lavoro coordinato dal collega Dario Bond, all’interno di un confronto dedicato alla necessità di costruire nuovi modelli organizzativi capaci di integrare sanità pubblica, sistema veterinario, agricoltura, ambiente e valorizzazione delle produzioni locali.

«L’approccio One Health — sottolinea Cicala — non può restare una formula tecnica. Nelle aree interne significa riconoscere che salute delle persone, salute animale, sicurezza alimentare, biodiversità, ambiente, produzioni locali e tenuta delle comunità fanno parte dello stesso equilibrio. Quando un territorio perde popolazione, servizi, attività zootecniche e presidio umano, non perde soltanto capacità produttiva: perde anche cura del paesaggio, prevenzione, sicurezza alimentare e fiducia».

Secondo l’assessore, il ruolo delle Regioni è decisivo perché «sono il luogo in cui le politiche pubbliche incontrano concretamente i territori: è lì che si vede se una misura funziona, se un servizio arriva anche nel comune più distante, se un’impresa agricola può crescere, se una produzione locale riesce a diventare valore».

Nel corso dell’intervento, Cicala ha richiamato l’esperienza della Basilicata come esempio concreto di una sfida comune a molte Regioni italiane. «La Basilicata — evidenzia — è una regione nella quale le aree interne non rappresentano una parte residuale, ma una componente strutturale dell’equilibrio territoriale, produttivo e sociale. Con la nuova programmazione SNAI, i comuni lucani coinvolti nelle aree interne passano da 43 a 73. Questo dato dimostra quanto il tema sia centrale per il nostro futuro regionale».

L’assessore ha ricordato il lavoro avviato dalla Regione su infrastrutture rurali, giovani agricoltori, diversificazione dell’economia rurale, trasformazione dei prodotti, qualità, biologico, benessere animale, filiere locali e strategie territoriali.

Un passaggio specifico è stato dedicato ai servizi veterinari e zootecnici di prossimità, con il richiamo all’esperienza dell’Associazione Regionale Allevatori della Basilicata come buona pratica territoriale. «L’ARA Basilicata — spiega Cicala — garantisce servizi tecnici essenziali al comparto zootecnico, dall’anagrafe animale ai controlli funzionali, dall’assistenza veterinaria di prossimità alla tracciabilità e al supporto alle filiere locali. È un presidio che opera soprattutto nelle aree interne, dove la zootecnia non è soltanto attività produttiva, ma anche cura del paesaggio, presidio ambientale e tenuta delle comunità rurali».

«Per questa ragione — aggiunge — i servizi veterinari e zootecnici di prossimità devono essere riconosciuti sempre di più come infrastrutture essenziali di salute pubblica, soprattutto nei territori interni, montani e rurali. La valorizzazione delle produzioni locali non può arrivare solo alla fine, nella fase della promozione. Deve essere costruita dall’inizio: nei servizi, nei controlli, nella prevenzione, nella formazione, nelle infrastrutture e nell’organizzazione delle filiere».

Per Cicala, serve un modello nazionale stabile «nel quale Ministero della Salute, MASAF, Regioni, Comuni, ANCI, UNCEM, servizi veterinari e imprese agricole lavorino dentro una stessa cornice, integrando agricoltura e sanità, infrastrutture e competitività, qualità certificata e mercato, giovani e innovazione, programmazione regionale e governance locale».

«Il Made in Italy delle aree interne — conclude l’Assessore — non si difende solo promuovendo i prodotti. Si difende rafforzando i territori che quei prodotti rendono possibili. È su questo terreno che agricoltura, salute, ambiente, istituzioni e comunità devono camminare insieme».

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