“Il Comune che non ha il pozzo di petrolio o la sorgente di acqua o le compensazioni per le Fonti Energetiche Rinnovabili (Fer) si inventa la discarica, se può, come fonte di finanziamento integrativo: finita l'epoca delle discariche comunali dove si buttava di tutto ed in maniera incontrollata è nata la discarica comprensoriale che raccoglie i rifiuti di diversi comuni”. Lo sostiene in un comunicato Pio Abiusi, dell’associazione Ambiente e Legalità, secondo il quale le discariche “hanno una apposita Autorizzazione Integrata ambientale (Aia), con delle precise prescrizioni di gestione alle quali dovrebbero attenersi. C'è, poi, chi fa distinzione tra discarica pubblica e quella privata: per le prime si chiudono anche tutti e due gli occhi e l'Aia può essere disattesa, sulle seconde la censura è inflessibile. E' una distinzione giuridicamente irrilevante perché entrambe, autorizzate, svolgono un servizio pubblico ma la prassi ricorrente è quella della distinzione non giustificata, peraltro, né dai costi né dall'efficienza. Non facciamo riferimento alla discarica di La Martella che non rispetta l’Aia scaduta da tre anni e mezzo. A Pisticci opera la discarica di La Recisa, l'unica in tutta la Provincia di Matera: fino al 23 luglio operava in deroga a quanto stabilito dalla legislazione nazionale sui trattamenti minimi da eseguire. Tutto questo sembrava essere concesso da alcuni commi di un articolo di legge regionale, che sono stati impugnati presso la Corte Costituzionale che ha sentenziato la loro illegittimità e quindi non vi sono più deroghe. Il risultato – conclude Abiusi – è che la discarica di Pisticci sembra continui ad operare adesso in maniera illegittima”.
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