Lotta senza quartiere al lavoro nero e al nuovo caporalato, ma anche una politica concreta di accoglienza e solidarietà, a partire dal tema della casa. Questa la ricetta della Fai Cisl per scongiurare gli episodi di intolleranza che hanno drammaticamente macchiato la città di Rosarno nei giorni scorsi e che potrebbero replicarsi in tante realtà a rischio, specie nel Mezzogiorno. “La Basilicata è una regione per vocazione accogliente e solidale, come lo è certamente la Calabria, ma sarebbe sciocco sottovalutare il rischio che la virulente ondata di intolleranza razzista che ha sferzato Rosarno possa attecchire e fare danni altrove”, sostiene il segretario generale della Fai Cisl Basilicata, Antonio Lapadula.
“Non si tratta di fare del facile allarmismo, bensì di tenere alta la guardia e prevenire con adeguate politiche l'insorgere di fenomeni di rigetto sociale verso le centinaia di braccianti agricoli stranieri che periodicamente arrivano dalla vicina Puglia in coincidenza con la stagione delle grandi raccolte, specie nella zona di Lavello e Palazzo San Gervasio”. Per il segretario della Fai lucana “gli interventi della Regione e degli enti locali sono stati finora parziali e improntati più alla gestione delle emergenze che ad una preventiva politica dell'integrazione. Nonostante i progressi fatti con il centro di accoglienza di Palazzo – continua Lapadula – resta ancora molto da fare per garantire adeguati livelli di vivibilità ai lavoratori immigrati e per contrastare il ricorso al lavoro nero e alla piaga, mai del tutto rimarginata, del caporalato”.
“Non soltanto gli immigrati, ma in generale tutti gli operai agricoli stagionali – aggiunge il segretario nazionale Augusto Cianfoni – sono spesso vittime di uno sfruttamento brutale, di una illegalità diffusa, di un caporalato nazionale e transnazionale, resi possibili da controlli inesistenti o aleatori da parte degli enti preposti, a cominciare dall'Inps e di connivenze politiche e istituzionali e talvolta anche di sedicenti sindacalisti troppo pragmatici nella loro indifferenza”. Per il leader nazionale della Fai “è nel mondo dei commercianti che acquistano i prodotti agricoli sulla pianta che bisogna indagare. In questi ambienti maturano i peggiori fenomeni di sfruttamento e di umiliazione della persona umana, estranei alla più nobile tradizione contadina italiana”.
Cianfoni e Lapadula lanciano un appello a tutte le parti imprenditoriali, alle istituzioni e ai governi nazionale e regionale per il ripristino della legalità e per l'adozione di concrete politiche dell'accoglienza, a partire da un urgente progetto per la casa. “La nostra regione, che è stata ed è tornata ad essere terra di emigranti, può diventare uno straordinario laboratorio di accoglienza e solidarietà – conclude Lapadula – mettendo a disposizione le abitazioni inutilizzate e sfitte, che potrebbero essere riutilizzate per assicurare una decorosa sistemazione ai migranti impegnati nelle nostre campagne. Sarebbe un gesto concreto di solidarietà e un significativo contributo alla costruzione di una vera cultura dell'integrazione”.
(bas – 04)