Non è un gioco per ragazzi in cerca di gloria facile. Qui non ci sono scorciatoie, non ci sono “raccomandazioni” che tengano di fronte alla tirannia del cronometro. Quando Angelo Filardi è entrato nel tempio della V2 Future Champ Ducati Academy, ha capito subito che il suo mondo stava cambiando marcia. Dal bancone del suo bar alla gestione millimetrica di una curva a Misano, il passo è lungo quanto la distanza tra un sogno e la sua realizzazione. Ma per il pilota lauriota, quella distanza si misura oggi in decimi di secondo. Angelo, abituato alla disciplina del lavoro quotidiano a Lauria, ha scelto di mettersi in gioco in una sfida che ricorda i grandi talent show, ma con una differenza sostanziale: nell’Academy Ducati non esistono voti soggettivi. A parlare sono i fatti. A parità di moto, il talento emerge nella capacità di interpretare l’asfalto, di domare i cavalli di una “Rossa” di Borgo Panigale e di limare quei millesimi che separano un amatore da un professionista. Non si avanza per simpatia, ma per meritocrazia pura, in un percorso dove la competitività si sposa con la disciplina tecnica e la crescita personale.
Il percorso del giovane lucano non è una passeggiata solitaria, ma un viaggio nei luoghi sacri del motorsport internazionale. Dalla vetrina del Campionato del Mondo Superbike a Misano alla trasferta catalana sul circuito di Montmeló, Angelo si trova a respirare la stessa aria dei grandi campioni. Sotto lo sguardo dei tecnici del Garage 51 e sotto la guida esperta di una leggenda come Michele Pirro, il ragazzo di Lauria sta imparando che correre significa anche studiare: telemetria, preparazione fisica e capacità di comunicare i valori di un marchio che è l’eccellenza del made in Italy nel mondo. Ma c’è qualcosa di più in questa storia, qualcosa che va oltre i cordoli di una pista. C’è il messaggio di un giovane che non si è arreso alla pigrizia del “non si può fare”. Angelo Filardi dimostra che se trovi il tuo “perché”, anche le barriere geografiche e sociali si abbattono. Dalle tazzine di caffè alle carene in fibra di carbonio, il salto è vertiginoso, ma Angelo lo sta compiendo con i piedi piantati a terra e la mano ferma sul gas. Lauria e l’intera Basilicata oggi non guardano solo a un pilota che corre, ma a un ragazzo che ha avuto il coraggio di non restare a guardare. E mentre il motore urla, il tifo della sua terra si fa sentire forte, come una spinta costante verso il traguardo più importante: quello della propria realizzazione.