Il consigliere del M5s nell’evidenziare che dal 2012, a pochi chilometri da Gorgoglione, giace uno strumento altamente radioattivo chiede al Presidente della Giunta regionale cosa è stato fatto per monitorare la situazione
“Dal 2012 nelle viscere della terra, a pochi chilometri da Gorgoglione, giace uno strumento altamente radioattivo che è stato ‘messo in sicurezza’ solo con un tappo di cemento”. E’ quanto evidenzia il consigliere regionale del M5s che ha presentato un’interrogazione alla Giunta regionale sulla questione. “Le domande che poniamo alla giunta Pittella – spiega Perrino – sono semplici: cosa è stato fatto per monitorare la situazione? Siamo certi che le sonde radioattive in questione non abbiano contaminato eventuali falde acquifere nelle vicinanze? Pittella, anziché trattare il Consiglio regionale come la bottega personale nella quale sperimentare il ‘Partito della Nazione’, si occupi, ogni tanto, dei veri problemi dei cittadini lucani: faccia chiarezza su queste situazioni. L’invito a fare lo stesso è rivolto anche ai vari Cifarelli e Lacorazza, che nelle settimane antecedenti al referendum del 17 aprile scorso si sono stracciati le vesti in nome della tutela dell’ambiente e della salute, inneggiando spesso alla green economy. Noi del M5s Basilicata – aggiunge Perrino -, di green, in una sonda altamente radioattiva abbandonata nel sottosuolo, ci vediamo davvero molto poco”.<br /><br />L’esponente del Movimento 5 stelle ricorda che “la settimana scorsa il Tribunale del Riesame, respingendo la richiesta di dissequestro avanzata da Eni, ha definito la perizia depositata dai Pubblici Ministeri di ‘chiarezza adamantina’. Confidiamo nel lavoro della magistratura – aggiunge Perrino – e registriamo anche la presa di posizione dell’Eni che ribadisce ‘la correttezza del proprio operato e conferma che il Centro Olio Val d'Agri rispetta le best practice internazionali’”.<br /><br />“Certo, un sorriso amaro hanno suscitato le parole di Descalzi che annunciavano l’avvio di un progetto per la produzione di energia rinnovabile in varie zone del globo terracqueo – prosegue l’esponente del M5s -. ‘Non è operazione di immagine’ ha assicurato l’A.D. di Eni. Invece – si chiede Perrino -, i tanti paginoni dei quotidiani appositamente comprati da Eni per distrarre l’opinione pubblica dal marcio che emergeva dalle fiammate del centro oli erano parte di ‘un’operazione di immagine’? Sono ancora numerosi i misteri ed enigmi da risolvere in una terra, quella di Basilicata, che negli ultimi decenni, complice la politica, è stata ripetutamente devastata. Le trivellazioni non sono circoscritte alla sola area di Viggiano o nei feudi della ex Sindaco di Corleto Perticara, la ‘famosa’ Vicino, e dei Robortellas, ma sono sparse un po’ su tutto il territorio lucano, come metastasi che appaiono invincibili”.<br /><br />“Qualche giorno fa – aggiunge ancora Perrino -, parlando della presunta sostenibilità delle estrazioni petrolifere, abbiamo sollevato nuovamente il caso delle sorgenti radioattive (metodica di prospezione usuale nella tecnica di trivellazione denominata ‘fracking’, formalmente vietata in Italia), sorgenti utilizzate in agro di Corleto e presso il pozzo petrolifero ‘Gorgoglione 2 St Quater’. Le carte parlano chiaro e ci dicono che a Gorgoglione una sonda, ‘contenente sorgenti radioattive’ si è incastrata nelle viscere della terra, e lì è stata abbandonata (‘abbandono controllato’). L’incastro di attrezzature (sonde) contenenti sorgenti radioattive (sorgente radioattiva di Cesio 137 da 63 GBq e un generatore di neutroni con targhetta Tritio da 55,5 GBq ovvero ‘gigabecquerel’) è avvenuta in data 15/02/2012 a 7100 metri di profondità. Dopo aver invano tentato di pescare le sonde, il giorno 9 marzo 2012, Schlumberger e Total hanno deciso di abbandonare le stesse unitamente alla batteria di pescaggio e realizzare un tappo di cemento da 5990 metri a 5850 di profondità. L’Ispra ha effettuato delle misure di intensità di esposizione sia a 100 metri dal pozzo che nelle immediate vicinanze della testa del pozzo: tali misure non si discostano dal valori di circa 50 nSv/h che può essere considerato come ‘fondo ambientale’.<br />