Fillea Cgil e Fenealuil su dati Unioncamere procedure fallimentari

"Leggiamo con soddisfazione i dati pubblicati da Unioncamere sulla riduzione del numero delle procedure fallimentari; i dati riferiti ai primi 11 mesi del 2015 evidenziano una riduzione dei fallimenti pari a circa il 5%, il primo anno in controtendenza dall’inizio della crisi ad oggi, segno , che, forse la crisi che ha colpito in modo virulento la nostra economia è veramente alle spalle, peccato che il mondo reale ed i lavoratori vivono un’altra realtà e l’uscita dalla crisi non la vedono". Lo dichiarano, in una
 nota, i segretari regionali Enzo Iacovino (Fillea Cgil) e Carmine Lombardi (Fenealuil).
"La crisi dell’edilizia dura da molti anni, ritenuta da tutti i maggiori osservatori strutturale e non più congiunturale , la crisi ha colpito soprattutto l’industria delle costruzioni, che rispetto al periodo pre-crsi 2008 si è vista dimezzare i suoi addetti e i tanti annunci fatti dal Governo , a cui non sono seguite politiche di settore , non hanno contribuito ad invertire la tendenza, l’edilizia ha bisogno di politiche dedicate e non di annunci, altrimenti i cantieri non si aprono e territorio e patrimonio non si conservano.
La crisi dell’edilizia – prosegueno gli esponenti sindacali –  ha avuto conseguenze ancora più devastanti nei materiali da costruzioni, industria direttamente collegata al settore, i cui effetti hanno determinato la chiusura delle già scarse , ma significative, realtà presenti nel nostro territorio. E’ il caso della Inpes Spa, azienda leader nella costruzione di prefabbricati in cemento in tutto il mezzogiorno d’Italia, ubicata nell’area industriale di Tito e costretta dalla crisi (carenze di OO.PP. e restrittezza creditizia) a gettare la spugna e a chiudere i battenti. L’azienda a settembre 2012, dopo aver preso atto che non vi erano più le condizioni di sostenibilità economiche-finanziare intraprese la strada della richiesta di concordato preventivo lasciando a casa gli oltre 150 dipendenti e mettendo in difficoltà economiche altre 150 famiglia della nostra Regione.
Lavoratori segnati da un destino infelice, al danno hanno dovuto subire anche la beffa, infatti oltre ad aver perso il posto di lavoro non riescono ad incassare le spettanze dovute; la richiesta di concordato preventivo fu presentata dall’azienda nel settembre 2012, ma il Tribunale nominò il commissario giudiziale solo dopo 18 mesi e solo a marzo 2015 il Tribunale ha emesso la sentenza di omolga del concordato e nomina il commissario liquidatore ( figura preposta all’accertamento del passivo), ma anche qui a distanza di 10 mesi dall’attesa nomina ancora non si è concluso la procedura e i lavoratori non possono venire in possesso della certificazione del credito, documentazione propedeutica per poter presentare la richiesta di anticipo all’Inps del T.F.R. ( trattamento di fine rapporto) la voce più importante dei crediti vantati dai lavoratori e che in alcuni casi sfiora qualche decina di migliaia di Euro.
I dati di Uniocamere segnalano una riduzione delle procedure fallimentari ma se i tempi a cui sono costretti ad attendere i lavoratori per percepire le proprie spettanze , e parliamo di TFR , altro non è che salario differito dei lavoratori, allora forse la buona notizia svanisce; specie nel caso di questi lavoratori collocati in mobilità la cui scadenza per alcuni di loro è alla fine del 2016.
Ci appelliamo agli organi preposti, all’eccellenza Il Prefetto, affinchè tutti si adoperino per accelerare la conclusione della procedura in modo da restituire se non la dignità almeno le spettanze ai lavoratori".

BAS 05

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