La proposta di legge del presidente del gruppo consiliare di Io amo la Lucania, di “Modifica dei criteri di revisione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari” sottoscritta dal consigliere Mollica (Mpa)
“Un tentativo – ha subito specificato Navazio – per salvare il Tribunale di Melfi: questo l'obiettivo della proposta di legge, che è stata presentata subito dopo la pubblicazione sulla Gazzetta del decreto legislativo n.155/2010 attuativo della delega contenuta nel decreto legge 138/2011, che fissa in dodici mesi il termine decorso il quale diventano efficaci le disposizioni sulla riduzione degli uffici giudiziari ordinari, ed è indirizzata al Parlamento e al Consiglio regionale della Basilicata. L’articolo 121, comma 2 della Costituzione della Repubblica stabilisce, infatti, che ‘il Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere’. L’articolo 11, comma III, 2 dello Statuto della Regione Basilicata stabilisce, inoltre, che il Consiglio regionale può ‘formulare voti e proposte di legge al parlamento, nonché i pareri di cui agli articoli 132 e 133 della Costituzione’. La pdl intende modificare i criteri di revisione della geografia giudiziaria individuati dalla Legge 14 settembre 2011, n.148 – ‘Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 13 agosto 2011, n.138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari’. La proposta di legge sarà presentata al Presidente del Senato della Repubblica, per l’avvio dell’iter parlamentare”.
“La pdl è stato lo strumento prescelto – ha spiegato ancora Navazio – senza alcuna volontà provocatoria, perché considerato maggiormente consono alle prerogative e funzioni del Consiglio regionale e meglio rappresentativo delle istanze dei cittadini. Di qui l’appello – ha proseguito Navazio – ai presidenti De Filippo e Folino ad utilizzare, per l’approvazione, una corsia preferenziale, onde evitare il pericolo dello scioglimento delle Camere e del relativo blocco della proposta. Nessuna volontà di impadronirsi di nulla (questo significa fare propaganda), solo la necessità e la fermezza nel voler raccogliere quello che è stato espresso dal territorio, anche con uno sciopero generale e con l’utilizzo costante dei network. Se tutto ciò non dovesse bastare – ha detto Navazio – e dovessimo riscontrare freddezza, o peggio ostracismo, come annunciano alcuni rumours, nei confronti della proposta, dal 1 ottobre partiremo con l’iniziativa popolare e la raccolta di firme per riavere gli Uffici giudiziari nella città federiciana”.
Il consigliere Mollica, dal canto suo, ha sottolineato che “ non si tratta assolutamente di uno spot pubblicitario o di un preludio di campagna elettorale, come da qualcuno insinuato, bensì del concreto utilizzo di ogni modalità prevista dal regolamento consiliare per cercare di approdare alla risoluzione, o meglio alla rivisitazione, di un provvedimento, quello della chiusura del Tribunale di Melfi, ingiusto ed iniquo. A scanso di equivoci – ha continuato Mollica – basti ricordare una data, il 9 maggio, quando in contemporanea con la presentazione della relazione al provvedimento governativo da parte della Commissione tecnica in Senato, noi in Aula consiliare abbiamo presentato una mozione discussa alla presenza degli ‘addetti ai lavori’ e dei rappresentanti del territorio. Tutela della legislazione a nostra disposizione, quindi, con la ricerca costante della condivisione degli altri gruppi politici, dal momento che tutti si sono espressi favorevolmente in merito al mantenimento del Tribunale di Melfi. Senza presenzialismo alcuno – ha aggiunto Mollica – e con la consapevolezza di non poter fare miracoli, cerchiamo di portare avanti con coscienza e con la ricerca di condivisione una ‘lotta’ che avrebbe dovuto incontrare maggiore partecipazione politica per poter vedere, da subito, più luci che ombre”.
“Gli obiettivi della proposta di legge – è stato esplicitato – possono riassumersi: a) nel garantire che tra i criteri di revisione della geografia giudiziaria abbiano priorità la salvaguardia del presidio territoriale dello Stato, tenuto conto delle caratteristiche geomorfologiche del territorio, della carenza di collegamenti stradali e ferroviari all’interno delle circoscrizioni di riferimento, del tasso di criminalità organizzata (art.1), b) nell’ estendere la facoltà data ai Comuni di farsi carico degli oneri di funzionamento degli Uffici del Giudice di Pace, di sostenere le spese relative ai costi degli edifici giudiziari in luogo del Ministero della Giustizia al fine di garantire la permanenza del Tribunale nel proprio comprensorio (artt. 3 e 4), c) nello specificare che il criterio di individuazione dei distretti di Corte d'Appello deve essere basato sul numero minimo tre tribunali (art.2), senza fissare il numero massimo. Nel definire i criteri di riordino – ha rilevato Navazio – il legislatore ha sottovalutato gravemente l’incidenza che i presidi giudiziari hanno sul territorio al fine di garantire la presenza dello Stato. I diritti costituzionalmente garantiti,per la stessa permanenza dello Stato di diritto, dagli artt. 2, 3, 4, 5, 13, 16, 24, 25, 111, 112, 113 della Costituzione, non possono essere ‘piegati’ alla logica del ‘risparmio di spesa’. Gli emendamenti proposti alla legge delega, inoltre, servono a dettagliare in maniera più puntuale le norme, proprio al fine di non lasciare all’interpretazione più o meno restrittiva delle stesse, l’azione legislativa del Governo. Ferme restando le esigenze di risparmio della spesa per il bilancio dello Stato, vi è la necessità di definire in maniera inequivocabile l’ambito in cui la delega va esercitata, chiarendo che il presidio del territorio e la garanzia dell’esercizio del potere statuale non possano essere trattati alla stregua di un qualsiasi altro criterio di analisi tecnico-comparativa”.
“La presentazione della pdl – è stato detto in conclusione – non comporta alcun onere per il bilancio della Regione Basilicata. Inoltre, la modifica dei criteri di revisione della geografia giudiziaria, limitandosi esclusivamente a meglio definire l’ambito della delega assegnata al Governo, non comporta alcun aggravio per il bilancio dello Stato e non compromette il necessario intervento di riorganizzazione della geografia giudiziaria secondo parametri di maggior efficienza ed economicità, ma semplicemente assegna al Governo criteri più chiari ed efficaci di valutazione degli interessi concorrenti, garantendo quelli costituzionalmente prevalenti”.