Il consigliere regionale: “nessuna ‘sindrome giapponese’ ma la nostra è una netta e razionale contrarietà”
“Nessuna emotività provocata dalla ‘sindrome giapponese’. Lo abbiamo sostenuto, aderendo alla mozione contro il nucleare e ribadiamo la nostra netta e razionale contrarietà: la scelta del nucleare non garantisce nessun ritorno positivo per il Paese e ancor meno per le comunità della Basilicata che hanno ancora viva la memoria della vicenda del sito unico di scorie radioattive a Scanzano Jonico”. E’ quanto sostiene il capogruppo del Psi in Consiglio regionale, Rocco Vita, sottolineando che “nel caso qualcuno avesse dimenticato ci ha pensato il settimanale ‘L’Espresso’, nel suo ultimo numero, a ricordare che ci sono ancora 64 fusti di scorie radioattive nel Centro Enea di Rotondella e che nemmeno il sottosegretario Letta, a nome del Governo Berlusconi, è riuscito a convincere le autorità statunitensi a venirseli a riprendere”.
Secondo Vita “la mozione presentata in Consiglio che mira, innanzitutto, a rafforzare la consolidata posizione della Basilicata contro il nucleare, è una buona occasione per attivare strumenti di informazione e documentazione e dunque per riaccendere l’attenzione dei cittadini lucani nella fase in cui il Governo ha ribadito la scelta nucleare, facendo finta di nulla su quanto è accaduto in Giappone. Esponenti di Governo e della maggioranza di centrodestra, al di là di alcuni dubbi – continua il capogruppo Psi – inoltre sottovalutano il dibattito in corso a livello mondiale sulla sicurezza delle centrali nucleari, come le riflessioni politiche che hanno già prodotto ripensamenti sull’o pzione nucleare da parte di alcuni capi di Stato. Ma non basta dare per scontato che non esiste nessuna certezza, che quanto accaduto in Giappone non possa ripetersi, purtroppo, in futuro anche altrove e in diverse modalità. I cittadini devono essere consapevoli – continua il capogruppo socialista – che l’opzione nucleare non è la risposta più efficace all’elevata dipendenza dall’estero del nostro Paese per l’approvvigionamento delle fonti primarie (essenzialmente carbone, gas naturale e petrolio), pari a circa il 90 per cento del nostro consumo interno lordo”.
“Nel settore di produzione dell’energia elettrica, questa situazione è la causa principale dell’elevato costo del servizio, largamente il più caro d’Europa.Una riduzione della bolletta elettrica – conclude Vita -potrebbe, invece, raggiungersi liberalizzando veramente il mercato elettrico ed eliminando contributi impropri oltre che, come abbiamo indicato nel Piear della Basilicata attraverso la produzione di energie rinnovabili nel rispetto, in particolare dei fattori di impatto su ambiente e territorio, sui quali gli amministratori locali hanno il dovere di vigilare”.