Romaniello: superare fragilità relazioni parti sociali

Per il Presidente del gruppo consiliare di Sinistra ecologia e libertà “occorre elevare la dimensione dell'impresa, superando il nanismo del sistema produttivo della nostra regione ed elevare la capacità di innovazione tecnologica”

“Lo sforzo fatto dall'assessore Restaino con il tentativo di collocare le scelte fatte in Regione dentro un quadro generale di crisi, nazionale ed internazionale, è uno sforzo positivo e puntuale anche se sicuramente non sufficiente. Abbiamo bisogno, infatti, non solo di rappresentare la situazione evidenziando i forti elementi di criticità del sistema produttivo della nostra regione, ma anche di dare risposte ai giovani ed ai 5 mila lavoratori in mobilità ed in cassa integrazione, per coniugare sviluppo e tutela ambientale, per far crescere la regione da una condizione di dipendenza dai grandi gruppi industriali, per ridare speranza alla nostra regione”. E’ quanto sostiene il capogruppo di Sel (Sinistra Ecologia e Libertà) Giannino Romaniello, sottolineando inoltre “la necessità di un cambiamento profondo, a partire dal sistema delle relazioni, con tutti gli strumenti della concertazione e attraverso un uso diverso delle risorse, pretendendo e rivendicando maggiori risorse”.

Nel sottolineare che “il Governo di centrodestra ha cercato per troppo tempo di nascondere la drammaticità della crisi”, l’esponente di Sel afferma che “siamo di fronte ad un quadro generale negativo, all'interno del quale il Mezzogiorno, e quindi anche la Basilicata, che negli anni 1999 -2003 è stata la regione che più aveva recuperato in positivo il divario con il Nord, hanno fattori aggiuntivi di negatività. Pertanto, dentro questo contesto vanno collocati i mancati risultati di azioni e strumenti messi in atto dalla stessa Regione o, comunque, una non corrispondenza fra quanto provato ad attivare e risultati ottenuti. Tutti – aggiunge Romaniello – auspichiamo che si esca da questa situazione di crisi provando quanto meno a mantenere l'attuale nostra struttura produttiva e provando anche a far sì che questa struttura produttiva provi ad essere competitiva sui mercati extraregionali e mondiali. E poiché, certamente, non siamo solo noi a decidere il futuro dell'industria nella nostra regione, sono sempre più convinto della necessità di un cambio nel modello di azione e di relazioni, con le parti sociali a partire dall'impresa, superando il sistema precario delle relazioni stesse. Ciò significa – precisa Romaniello – che è necessario superare la bilateralità nel sistema delle relazioni, costruendo relazioni stabili, in modo particolare con il sistema delle piccole e medie imprese e con il mondo dell'artigianato, per definire un sistema a rete delle imprese, perseguendo due obiettivi: in primo luogo, elevare la dimensione dell'impresa, cioè superare il nanismo del sistema produttivo della nostra regione; elevare, poi, la capacità di innovazione tecnologica, e quindi programmare le iniziative da intraprendere, da sostenere, lavorando prevalentemente su due elementi quali innovazione e lavoro”.

“Ma – avverte Romaniello – va evitato di dire, come purtroppo qualcuno ha fatto, che il tema centrale è la flessibilità, la capacità delle nostre imprese, del nostro territorio, di fare i conti rinunciando a qualche diritto. Io penso che questa sarebbe una scelta sbagliata, e ci condannerebbe alla sconfitta sicura sul terreno dell'innalzamento della capacità competitiva del territorio e delle imprese. Infine, se è vero che le sfide tecnologiche, quelle energetiche ed infrastrutturali, come dice qualcuno, rappresentano e costituiscono la cifra della nuova competizione globale, credo che dobbiamo costruire su questo un nuovo legame fra imprese e territorio, un patto implicito dove la comunità si fa in parte carico dei costi esterni dell'attività di impresa e contribuisce con le proprie risorse materiali ed immateriali al suo finanziamento, chiedendo in cambio una partecipazione al valore generato all'impresa”.

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