Pietro Sanchirico, coordinatore Italia Unica interviene con una nota sulla relazione dell’assessore regionale all’Ambiente in Consiglio regionale.“C’è almeno una “dimenticanza” e un “sospetto” nella relazione di ieri – si legge nella nota – che meritano approfondimento e chiarimento. Il “sospetto” riguarda il tentativo di distogliere l’attenzione sui problemi dell’impatto su ambiente-territorio-salute là dove si scontano le maggiori problematicità attuali, la Val d’Agri, spostando l’attenzione sui territori dove la ricerca petrolifera potrebbe avvenire sia in terraferma (Alto Bradano-Vulture) che in mare (Metapontino) ma che allo stato attuale sono rischi ipotetici. La dimenticanza: nei giorni scorsi è stato siglato un accordo operativo tra Regione Emilia-Romagna e Ministero dello sviluppo economico, il primo in Italia, sulle attività estrattive. Sicurezza, controllo, monitoraggio, difesa dell'ambiente e trasparenza sono i capisaldi dell'intesa, in cui si ribadisce il no alle tecniche di estrazione ad alta pressione – il cosiddetto fracking, peraltro già vietato dalla legge nazionale. L’intesa, rispetto a quanto previsto dallo 'Sblocca Italia', rafforza ulteriormente il ruolo della Regione Emilia, consentendole di esercitare pienamente la sovranità sul proprio territorio; promuove l'innovazione tecnologica necessaria a fornire maggiori garanzie di protezione ambientale; consente un efficace controllo sulle attività, aumentando il livello di sicurezza. Cosa significa: che in Basilicata i livelli di sicurezza per la salute pubblica e di protezione sono inferiori? Che sinora Arpab, Osservatorio Ambientale di Marsiconuovo ieri e presto Fondazione, ecc. hanno utilizzato strumenti di tecnologia superati-antiquati? Che dobbiamo copiare l'Emilia anche per non essere in rapporto subalterno con il Governo Renzi? L'accordo stabilisce inoltre che una parte delle risorse finanziarie derivanti dal Fondo nazionale e dal pagamento delle royalties alla Regione sia destinata ai Comuni dove sono insediati gli impianti produttivi e le aree di ricerca di idrocarburi, per azioni volte alla tutela dell'ambiente e alla sicurezza territoriale. Attualmente allo Stato va il 30%, alla Regione il 55% e ai Comuni il 15%. Il gruppo di lavoro stabilirà nuovi criteri di ripartizione. Ma l'accordo soprattutto rafforza il ruolo della Regione Emilia e supera la frammentazione delle competenze, perché stabilisce che le decisioni vanno assunte insieme all'interno di uno specifico gruppo di lavoro tecnico che viene istituito – hanno spiegato gli assessori emiliani. Assicura l'utilizzo dei più alti livelli di tecnologia e dei più sofisticati sistemi di monitoraggio disponibili e garantisce ai Comuni royalties più eque. Abbiamo dunque molto da imparare dall’Emilia! Comunque non c’è stato quel segnale forte e chiaro che i cittadini si aspettavano dal Presidente Pittella che unico Governatore renziano del Sud pensa di risolvere i problemi personalmente minacciando il referendum. Una maggiore autorevolezza della Giunta regionale invece non può non passare da un nuovo esecutivo che allarghi rappresentanza e responsabilità politica perché è tempo di allargare e non dell’ uomo solo al comando. Persino il segretario della Cisl Falotico invita ad un pieno coinvolgimento democratico della popolazione nelle grandi scelte strategiche che riguardano il futuro della nostra regione e di spazi che consentano l'espressione del pluralismo, senza prevaricazioni e condizionamenti”.
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