Singetta su rivisitazione geografia giudiziaria in Lucania

“Dibattiti, convegni, proposte e disegni di legge sulla crisi della giustizia si sono succeduti negli ultimi 20 anni senza che, di fatto, qualcosa sia realmente cambiato”

“Il settore giustizia in generale (da anni, ormai, in stato comatoso) e le scelte di rivisitazione della geografia giudiziaria dei tribunali lucani (con la prevista ed, ormai, purtroppo imminente, chiusura di un Tribunale tra quelli di Melfi e Lagonegro, nonché della sezione distaccata di Pisticci), sono stati al centro delle riflessioni dell’On. Vietti durante la sua visita in Basilicata. Dibattiti, convegni, proposte e disegni di legge sulla crisi della giustizia si sono succeduti negli ultimi 20 anni senza che, di fatto, qualcosa sia realmente cambiato”. A sottolinearlo il consigliere del gruppo Api, Alessandro Singetta, il quale fa presente che “i processi pendenti ammontano ad oltre 9 milioni, le cause durano anni (non di rado decenni), lo Stato non riesce ad esercitare la sua potestà punitiva (a causa delle sempre più frequenti prescrizioni), le galere sono insufficienti a contenere i tanti detenuti in attesa di giudizio, l’incertezza dei tempi di un processo ha negativi riverberi sugli investimenti (soprattutto da parte degli stranieri, scoraggiati da un sistema che non riescono a comprendere), l’Italia continua ad essere il paese che subisce il maggior numero di condanne dalla Corte Europea per l’eccessiva durata dei processi”.

“In questo quadro generale estremamente triste e preoccupante – sottolinea Singetta – la Basilicata non brilla certo: pur essendo una regione dai piccoli numeri (che spesso ci penalizzano e che, almeno in questo caso, dovrebbero – ma ciò non avviene – favorire quanto meno un’ordinata e rapida gestione dei processi), la Corte d’Appello di Potenza e i due Tribunali maggiori (Potenza e Matera) figurano agli ultimi posti delle varie classifiche stilate dal ministero della Giustizia per valutare l’efficienza degli uffici e la durata dei processi. Come se non bastasse, sembra ormai certa la chiusura della sezione distaccata di Pisticci e di uno dei Tribunali tra quelli di Melfi e Lagonegro (sembrerebbe Lagonegro). Pensare che l’eventuale chiusura di questi presidi giudiziari sia un discorso che riguarda solo qualche decina di avvocati e qualche migliaio di cittadini è estremamente sbagliato, conferma di una politica miope che non ha saputo, nei giusti tempi (ovvero, non condizionati da scelte ormai effettuate), risolvere il problema ottenendo le giuste garanzie”.
“Un Tribunale – continua il consigliere – in una regione come la nostra, con scarsa densità abitativa rispetto ad un territorio non piccolo e dall’orografia particolarmente complessa, non rappresenta soltanto un presidio giudiziario, ma un avamposto contro il dilagare della delinquenza (anche quella organizzata), una presenza concreta e vicina ai cittadini dello Stato, un luogo simbolo di regole spesso invocate e poco praticate. Ma, soprattutto, la chiusura di un Tribunale mette in serio pericolo l’esistenza stessa della Corte d’Appello (che potrebbe non avere più i numeri per essere considerata ancora economicamente sostenibile). E di qui, alla ‘chiusura’ dell’intera Regione (ovvero, al suo smembramento secondo l’antico progetto della Fondazione “Agnelli”) il passo sarebbe estremamente breve. Dovremmo, tutti, batterci perché nessun Tribunale della nostra regione venga chiuso. Il problema non è solo penalizzare ulteriormente una regione che offre molto allo Stato ricavandone molto poco; pensare che i diritti dei cittadini del lagonegrese (o del melfese, la situazione non cambierebbe) possano essere fatti valere con il trasferimento dei fascicoli presso il Tribunale di Potenza, significa non avere alcuna conoscenza delle ataviche difficoltà infrastrutturali della Lucania, del fatto che Terranova del Pollino e molti paesi della Val Sarmento distano oltre 150 km. dal capoluogo di regione e non vi sono, come in tante altre regioni, comodi servizi pubblici che possano rendere tali distanze tollerabili”.

“ I disagi – conclude l’esponente del gruppo Api – non solo quelli pratici, potrebbero comportare la definitiva disaffezione di quanti già oggi dubitano dell’efficienza e dell’utilità del ricorso alla giustizia dello Stato. Con quali rischi, è inutile parlarne. Invece, la rivisitazione della ‘geografia’ giudiziaria poteva essere l’occasione per riprendere con forza il discorso della c.d. ‘Grande Lucania’ , per far si che non solo cittadini accomunati da un passato condiviso, da un’indubbia vicinanza territoriale, da usi e costumi, potessero ritrovarsi nella stessa regione, ma anche per dare forza alla sola possibilità che vi era (e forse non vi è più) di salvare il Tribunale di Lagonegro mediante l’accorpamento con quello di Sala Consilina. Ma, per fare questo, ci sarebbe voluta una ‘politica’ più attenta al futuro di questa terra e meno ai posizionamenti personali, più disposta a rischiare qualcosa sul fronte dei ‘numeri’ e meno condizionata dai tanti equilibri (locali, interregionali, nazionali) da rispettare”.

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