Il consigliere regionale ha chiesto al presidente della Giunta e all’assessore alla Salute Martorano se corrispondano al vero le notizie sul “trasferimento del Sert dall’ospedale di Policoro in un edificio di proprietà di un privato cittadino”
Il consigliere regionale del Pdl, Mario Venezia, ha presentato un’interrogazione nella quale chiede al presidente della Giunta regione, Vito De Filippo, e all’assessore alla Salute, Attilio Martorano, “se corrispondano al vero” le notizie sul “trasferimento del Ser.t dall’ospedale di Policoro in un edificio di proprietà di un privato cittadino”. Il consigliere regionale ricorda che “l’edificio dove l’Azienda sanitaria materana intende trasferire il servizio di riabilitazione dei tossicodipendenti di tutto il Metapontino, di proprietà del medesimo privato cittadino, ospita già la postazione del 118 e la commissione invalidi, servizi prima collocati nel presidio ospedaliero di Policoro. È notorio – sottolinea Venezia – che al piano superiore della struttura vi è una casa-famiglia per l’accoglienza di minori in condizioni di disagio familiare e che tale circostanza sarebbe sufficiente far ritenere inidonei i locali per ospitare il Ser.T.”
Il consigliere regionale vuole altresì sapere “quali provvedimenti intende adottare il Governo regionale “al fine di scongiurare l’ennesimo errore, e se l’Asm di Matera abbia tenuto debitamente conto della delibera di Giunta regionale n. 239 del 2011 che arresta ogni procedimento in corso d’attuazione inibendo tutte quelle iniziative che oltre a moltiplicare inutilmente la spesa del sistema sanitario creano sconcerto ed indignazione nel contribuente lucano”.
Venezia nell’interrogazione chiede se “il presidente della Giunta abbia valutato, ingiustificabile ed illegittimo il modus operandi dell’Asm di Matera nell’organizzazione dell’intero assetto del servizio sanitario della provincia, riducendo servizi e, in casi più eclatanti, chiudendo alcuni presidi ospedalieri (come appunto il caso dell’Ospedale di Tinchi) nella logica del contenimento della spesa, per poi giustificare lo spostamento del Ser.T con conseguente aumento degli oneri passivi a carico della sanità lucana”
Ancora, l’esponente del Popolo della libertà chiede “se il Governo regionale sia a conoscenza che diversi tentativi, fatti in altri distretti sanitari, di trasferire il Ser.T dalle strutture ospedaliere, si sono rivelati disastrosi, sia per le abitudinarie utenze costrette a subire una sorta di ghettizzazione, sia per i cittadini che hanno dovuto subire una difficile coabitazione, problemi di degrado e contestazioni legali, imponendo alle amministrazioni di rivedere le proprie decisioni così com’è avvenuto di recente per la sede del Ser.T di Pescara.
Il consigliere regionale, nel documento, parte da una serie di considerazioni sostenendo che “è inaccettabile la mancanza, nel predetto edificio, del rispetto dell’esigenza della riservatezza degli utenti destinatari del servizio di riabilitazione dalle tossicodipendenze e che l’attuale sede del Ser.T, presso l’Ospedale di Poliporo, consente al tossicodipendente di accedervi agevolmente e con la riservatezza che solo e soltanto il presidio sanitario può garantire in quanto luogo che ospita molteplici servizi e funzioni sanitarie. La sua nuova ubicazione, se eventualmente confermata – a parere di Venezia – potrebbe costituire, così come concepita, gravissimo intralcio alla postazione del 118 e alla sua funzione di primo soccorso”.
A parere dell’esponente politico, “le considerazioni espresse finora già di per sé sono particolarmente gravi ed assumono connotazioni d’illegittimità se si considerano le numerose violazione delle disposizioni di cui alla legge regionale n.12 del 2008”.
Venezia sostiene che “contrariamente al pensiero manageriale del direttore generale dell’Asm di Matera, nelle altre realtà del sistema sanitario italiano, si è assunto il dato obiettivo che l’unica sede idonea per il Ser.T è proprio l’ospedale in ragione di una serie di parametri relativi a una corretta gestione del metadone, farmaco con importanti implicazioni neuro-psichiatriche, alla possibilità di poter disporre di tutta una rete d’assistenza della struttura ospedaliera (internisti, chirurgica, etc…), alla possibilità di garantire la necessaria privacy posto che l’utente è paziente dell’ospedale e non tossicodipendente in riabilitazione. E ancora, in ragione della possibilità di fare attività di consulenza a favore del PS e dei reparti di degenza, evitando dimissioni precoci favorite dall’insorgere di uno stato d’astinenza e, infine, grazie alla presenza nell’ospedale di una vigilanza costante e di un controllo d’afflusso sia in entrata che in uscita al fine di evitare i fenomeni di degrado e di pericolo inevitabilmente connessi alla presenza del Ser.T”.