Sanità, Digilio (Fli) su dati Eupha aspettative vita Nord-Sud

“Prima di mandare allo sbaraglio l’assessore alla Sanità Martorano con l’incarico di “fare il lavoro sporco” della Giunta e di chiudere gli ospedali, qualcuno dovrebbe dirgli che il 2001-2011 è il decennio dell'ingiustizia, quello che ha visto le aspettative medie di vita differenziarsi fra Nord e Sud e le regioni meridionali perdere i vantaggi che erano stati guadagnati dal dopoguerra a oggi. Attualmente i dati diffusi dalla Società europea di sanità pubblica (Eupha) registrano una differenza di 4 anni di vita in più fra chi abita in Trentino rispetto a chi risiede in una delle regioni del Mezzogiorno''.
E’ quanto sostiene il coordinatore regionale della Basilicata sen. Egidio Digilio (Fli), per il quale “il caso più clamoroso è il Registro Regionale sui Tumori che dal 1996, in Consiglio Regionale, ho sostenuto come lo strumento essenziale per la prevenzione dai tumori. A distanza di 15 anni, siamo ancora a chiedere perché non funzioni non volendo accettare, per non far torto all’intelligenza dei lucani, la tesi della violazione della privacy come unico ostacolo. L’approccio ai problemi della sanità nella nostra regione – continua – appare troppo ragionieristico e quindi improntato ai tagli e in forte controtendenza con le prime indicazioni del neo Ministro alla Salute Balduzzi che invece ha manifestato l’intenzione d rimodulare il sistema dei ticket d'intesa con le Regioni per seguire criteri di maggiore equità e trasparenza. Non si tratta dunque di disconoscere o sottovalutare le conseguenze delle manovre finanziarie dei precedenti Governi Berlusconi sui sistemi sanitari di tutte le Regioni e tanto meno le difficoltà finanziarie che si ripeteranno nel nuovo anno. Il problema – secondo Digilio – è innanzitutto di metodo: mettere ordine nella rete degli ospedali e delle strutture sanitarie territoriali come nei servizi delle due Aziende Sanitarie Locali e in quelli erogati dal San Carlo è un compito non più rinviabile che però si può affrontare in diversi modi. Intanto senza la condivisione delle comunità locali non si possono imporre scelte che, come insegnano le tante vicende che abbiamo vissuto negli ultimi tempi, dalle proteste per l’ospedale di Tinchi, a quelle in precedenza a Tricarico e più di recente a Venosa e Chiaromonte, rischiano di introdurre nuove lacerazioni sociali tra Regione, cittadini e autonomie locali. Ci sono poi margini di recupero di finanze attraverso una seria lotta agli sprechi che si annidano al S.Carlo, nelle Asp e Asm, in poliambulatori-fantasmi, in consulenze e convenzioni dispendiose, in emolumenti e premi per gli amministratori sanitari. Per questo – conclude il coordinatore di Fli – condividiamo le legittime preoccupazioni dei cittadini e degli amministratori locali dell’area sud che gravita intorno all’ospedale di Chiaromonte e, senza ripetere le gesta epiche di un mio illustre collega ex senatore che in quella stessa area organizzò le barricate contro la chiusura di una struttura sanitaria convenzionata, sono comunque dalla parte di quei cittadini. Se poi queste questioni vorranno entrare a far parte della verifica politica della maggioranza di governo regionale, piuttosto che il valzer degli assessorati e le postazioni personali, dalla nostra autonoma posizione non ci sottrarremo dal fornire indicazioni alternative e concrete alla chiusura degli ospedali e al mantenimento dei ticket sanitari”.

BAS 05

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