Riforma Titolo V, Mollica: “No al finto progressismo”

Per il consigliere dell’Udc sarebbe stato più logico prevedere il dimezzamento della Camera dei Deputati, considerando il ruolo strategico che ricopre la Comunità europea, vero potere legislativo ed economico

&ldquo;Il dissennato stravolgimento del valore della Carta Costituzionale e del processo democratico in s&eacute; insito, con una mutazione genetica del nostro assetto istituzionale, senza il giusto e opportuno coinvolgimento delle parti interessate e senza alcun nesso logico se non un pericoloso populismo che emerge non dal basso ma dal centro del potere: dallo stesso Governo, farebbe rivoltare nella tomba i Padri Costituenti&rdquo;. A sottolinearlo&nbsp;il consigliere regionale dell&rsquo;Udc, Francesco Mollica, durante il dibattito in Aula sulla proposta di riforma del bicameralismo e del Titolo V della Costituzione.<br /><br />&ldquo;Non so se questo dibattito possa servire a qualcosa &ndash; ha continuato Mollica – se non a rimarcare le proprie posizioni. Ci sarebbe stato bisogno della presenza dei nostri parlamentari che dovranno decidere su un disegno di legge gi&agrave; approvato dal Consiglio dei Ministri e che inizia il suo iter parlamentare. Ci siamo dimenati tra accentramento e decentramento, perdendo di vista che si stava scivolando verso un autoritarismo basato sullo sconquasso istituzionale e sulla rottamazione dell&rsquo;idea di democrazia rappresentativa. Un esempio ci viene offerto proprio dall&rsquo;abolizione delle Province: nella teoria serviva a ridurre i costi della politica, nella pratica ha abolito solo l&rsquo;elezione da parte dei cittadini di propri rappresentanti territoriali con un risparmio ridicolo. Mi sembra strano &ndash; ha dichiarato Mollica – che si interviene sulle Province, sulle Regioni, sul Senato che cos&igrave; com&rsquo;&egrave; concepito diverr&agrave; un&rsquo; Assise di nominati che, dovendo rivestire pi&ugrave; ruoli, (di senatori, consiglieri provinciali e sindaci), rischieranno di non gestire al meglio nessun compito, a scapito della comunit&agrave; e non si interviene sulla Camera dei deputati, dove sarebbe stato logico prevederne il dimezzamento, considerando il ruolo strategico che ricopre la Comunit&agrave; europea , vero potere legislativo ed economico&rdquo;.<br /><br />&ldquo;Mi chiedo &ndash; ha aggiunto – se la stessa cosa succeder&agrave; alle Regioni. Si comincia con la Riforma del Titolo V che punta all&rsquo;eliminazione delle materie concorrenti per approdare alla proposta delle macroregioni e non &egrave; neanche piacevole avere notizie come quella che il presidente Pittella era d&rsquo;accordo su tale proposta,<br />corretta immediatamente da una comunicazione che raddrizzava il tiro ma, resta il fatto, che ha firmato il documento delle Regioni. Le Regioni vengono sbeffeggiate dalla riforma, sminuite nel loro ruolo di programmazione proprio su materie cos&igrave; importanti per il nostro territorio quali l&rsquo;energia e l&rsquo;ambiente. Chi penser&agrave; alla salute dei nostri cittadini quando lo Stato autorizzer&agrave; altre estrazioni petrolifere? Chi penser&agrave; alla salvaguardia ambientale? Chi difender&agrave; la regione, le sue risorse e peculiarit&agrave; quando altri decideranno anche sulla sua sorte turistica? Si fa la corsa ad apparire riformisti, (&egrave; necessario essere trend e progressisti) e si demonizzano i conservatori, conservatori di interessi e conservatori di valori che ancora credono che la democrazia venga dal basso, che decidere del proprio territorio sia un valore, che programmare il futuro non sia una scelta immolata sull&rsquo;altare di altri interessi&rdquo;.<br /><br />&ldquo;E&rsquo; in gioco non il nostro futuro &ndash; ha concluso Mollica – ma quello della nostra regione, per questo dico che se questo &egrave; progressismo e riformismo io preferisco il conservatorismo dei valori&rdquo;.<br /><br /><br />&nbsp;&nbsp;

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