“Il tema della difesa del suolo e tutela del territorio, inteso in tutte le sue molteplici e variegate forme, è materia di profonde riflessioni che merita la dovuta e giusta attenzione professionale, istituzionale e sociale”. Lo afferma il presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali della Provincia di Potenza, Antonio Rendina.
“La nuova bozza di regolamento comunitario 2014-2020 – afferma Rendina – pone, come obiettivi prioritari, la necessità di individuare un progetto di governance del territorio rurale, che integri gli aspetti economici, sociali ed ambientali nel rispetto delle caratteristiche del paesaggio locale, in grado di sostenere non solo l’economia rurale, ma anche il presidio del territorio, imprescindibile per prevenire fenomeni di spopolamento e contestuali fenomeni di dissesto idrogeologico.
Secondo questa visione, i Dottori Agronomi ed i Dottori Forestali, per propria propensione professionale e deontologica competenza, hanno da sempre svolta un’azione meritoria riguardo alla difesa del suolo e del territorio nel suo complesso.
Si avverte la sensazione – continua Rendina – che, in alcune circostanze, più Enti si occupino della stessa problematica ed ingenti risorse economiche vengano utilizzate, ma in modo non sempre coordinato e con il dovuto supporto tecnico; per cui gli obiettivi conseguiti non sempre risultano essere quelli attesi.
Si configura la necessità, pertanto, che l’intero modello agricolo e di gestione del territorio lucano, in attesa anche del riordino dei servizi di sviluppo agricolo, vada, forse, ripensato o semplicemente più attenzionato, perché è vero che gli effetti nefasti del dissesto idrogeologico si manifestano con maggior drammaticità a valle, ma è pur vero che la loro origine è a monte e che, se è vero che è necessario mantenere puliti gli alvei dei fiumi per consentire un regolare deflusso delle acque, è pur vero che l’adozione di azioni ed interventi più celeri e rispondenti alle esigenze delle aziende agricole consentirebbe, anche a quelle di collina e montagna, di restare sul territorio, preservandolo e tutelandolo da tali fenomeni".
A parere di Rendina, ci sono le condizioni perché, “in un’ottica di multisciplinarietà, i professionisti, nel rispetto del codice deontologico e delle specifiche competenze, possano apportare il proprio dovuto contributo professionale a tutela del nostro straordinario ed ospitale territorio e nell’interesse dell’intera comunità”, auspicando “la costituzione del Comitato Consultivo Regionale”, “tavolo di concertazione istituzionale in cui le diverse componenti politiche e tecniche possano compiutamente confrontarsi e programmare, anche idonei interventi di prevenzione in materia di dissesto idrogeologico, nell’interesse e salvaguardia dell’intera collettività”.
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