Rivisitare e aggiornare le conoscenze tradizionali per la conservazione del suolo, alternative alle tecniche convenzionalmente in uso oggi, perché contribuiscano a contrastare non solo il degrado ambientale, ma anche a migliorare la redditività della coltura cerealicola. È questo l'obiettivo del progetto React, i cui risultati verranno presentati giovedì 1° ottobre, a partire dalle 9,30, presso l'aula magna del liceo classico di Lavello.
La cerealicoltura in Basilicata occupa una superficie di circa 160 mila ettari, pari a circa il 34 per cento della superficie agricola utilizzata, con un valore della produzione che, nel 2011, è stato di circa 150 milioni di euro e ha inciso per il 19 per cento sul valore aggiunto agricolo. Le aziende lucane interessate sono oltre 22 mila. Il cerealicolo rappresenta quindi un settore strategico per l'agricoltura lucana, ma l'intero comparto è andato incontro a una regressione causata dal prezzo fluttuante e dalla crescita dei costi di produzione, su tutti materie prime e carburanti. Gli operatori hanno necessità di implementare innovazioni capaci di conservare la fertilità del suolo e di ridurre nel contempo i costi.
Il progetto React – finanziato con la misura 124 del Feasr 2007/2013 e presentato da una rete di soggetti, tra cui Legacoop Basilicata, con capofila il Dipartimento di matematica, informatica ed economia dell'Università degli Studi della Basilicata – incrocia questa esigenza. Dopo una campionatura dei terreni e il confronto multitemporale di immagini satellitari, eseguite dai ricercatori del Crea (già Cra) e del Cnr-Imaa, sono state testate e validate presso le aziende partner, ovvero l'azienda agricola Maurizio Carretta e la società cooperativa Di Vittorio di Lavello, tecniche di semina su sodo, solchi acquai e altri interventi di gestione del suolo recuperati dalla conoscenza tradizionale locale e opportunamente rielaborati.
“I risultati sono molto incoraggianti e vanno nella direzione sperata”, ha dichiarato il prof. Giovanni Quaranta, docente dell'Unibas e referente scientifico del progetto. “L'adozione delle tecniche tradizionali non solo conserva la fertilità del suolo, ma, riducendo i costi, migliora anche le condizioni di redditività della coltura”. “Naturalmente si tratta soltanto dei primi risultati – conclude il prof. Quaranta – che andrebbero confermati e validati anche nei prossimi anni, come il partenariato intende fare anche cercando nuovi soggetti interessati e nuove fonti di finanziamento”. Le pratiche innovative sperimentate verranno divulgate alle aziende cerealicole e quelle che decideranno di adottare queste tecniche di conservazione del suolo potranno applicare una ecolabel che certifichi e valorizzi l'impronta ecologica delle produzioni.
La presentazione dei risultati del progetto sarà l'occasione per una tavola rotonda sul tema “ricerca, sviluppo e lavoro nelle politiche agricole”, coordinata dal giornalista Mimmo Parrella, a cui interverranno, oltre al prof. Quaranta, il presidente di Legacoop e Alleanza delle cooperative Basilicata Paolo Laguardia, il professor Gianluigi Di Persia, il direttore Cia Basilicata Donato Distefano, il coordinatore regionale Flai Cgil Vincenzo Esposito e l'assessore regionale all'agricoltura Luca Braia. Nel pomeriggio, dopo una visita alla cooperativa Unità Contadina, verrà presentata l'esperienza della semina su sodo dell'azienda agricola Di Persia di Stigliano.
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