Polese: possibilità a tutti di accesso a professione forense

Sottolinea il consigliere regionale del Pd: “Presentata e approvata, in Consiglio regionale, la mozione sulla Iscrizione obbligatoria alla Cassa forense – Art. 21, commi 8 e 9, L. 31 dicembre 2012, n. 247”.

&ldquo;L&#39;articolo 21 della Legge di Riforma forense n.247 del 31 dicembre 2012, comma 8 e 9, che impone l&#39;iscrizione alla Cassa di tutti gli iscritti agli albi, a prescindere dal reddito e dall&#39;effettivit&agrave; dell&rsquo;esercizio professionale d&agrave; luogo ad un vera e propria discriminazione generazionale&rdquo;. Queste le motivazioni alla base della mozione presentata ieri, in Consiglio regionale, dal consigliere segretario Mario Polese (Pd) e dal consigliere Vito Giuzio (Pd). &ldquo;Nel corso della seduta consiliare &ndash; riferisce Polese – la mozione &egrave; stata integrata dalle sollecitazioni poste e accolte dai consiglieri Gianni Rosa (Lb-Fdi), Michele Napoli (Pdl-Fi) e Aurelio Pace (Gm).<br /><br />&quot;E&#39; assolutamente ingiusto &ndash; sottolinea Polese – accollare oneri e contributi ai tantissimi giovani avvocati con redditi gi&agrave; bassi, essendo ad inizio carriera. La norma in questione, infatti, costringe chi non ha la capacit&agrave; economica per assolvere agli obblighi contributivi imposti dalla cassa a cancellarsi dall&#39;Albo, impedendo di esercitare la professione e, quindi, di realizzare la propria personalit&agrave; in tutte le manifestazioni ed espressioni. L&#39;imposizione del contributo minimo quindi ostacola in maniera grave il diritto costituzionale al lavoro, anzich&eacute; facilitare le condizioni per rendere effettivo tale diritto. Peraltro, la Giurisprudenza comunitaria ha da tempo assimilato le professioni intellettuali all&#39;attivit&agrave; di impresa con il conseguente assoggettamento delle professioni intellettuali alle imprese e, quindi, trova applicazione il divieto di misure restrittive ex articolo 106 del Psoe.&nbsp; Non si pu&ograve; dunque, nel quadro normativo europeo e costituzionale nazionale, sostenere che le condizioni patrimoniali rappresentano un valido discrimine ai fini della valutazione dei requisiti per l&#39;esercizio della professione di avvocati, pena l&#39;irragionevolezza&quot;.<br /><br />&quot;Inoltre &ndash; continua Polese – ci si &egrave; resi conto a pi&ugrave; riprese, grazie alle sollecitazioni dei consiglieri Rosa e Napoli, che il legislatore, con interventi tampone, ha cercato di arginare e limitare il numero di iscritti agli Albi professionali. Oggi &lsquo;con l&#39;approvazione del Regolamento attuativo, ex art. 21 della L.247/2012&rsquo;&nbsp; e poi con &lsquo;lo schema di regolamento sull&#39;accertamento per le condizioni dell&#39;esercizio di professione di avvocato&rsquo; che il Ministero della Giustizia sta predisponendo e che, secondo la stampa, prevederebbe una serie di misure restrittive, tra cui la trattazione di almeno cinque affari annui&quot;.<br /><br />&quot;Il Presidente e la Giunta regionale si impegnano, quindi, dopo aver approvato la mozione in questione cos&igrave; presentata, ad esperire ogni azione utile affinch&eacute; i parlamentari, anche lucani, si facciano promotori nelle sedi competenti per una revisione e modifica dell&#39;articolo 21, commi 8 e 9 della Legge 247/2012 e del suo regolamento attuativo e di verificare la non restrittivit&agrave; del regolamento del Ministero della Giustizia e di immaginare una riforma pi&ugrave; complessiva degli ordini professionali, volta a tutelare l&#39;esigenza dei giovani che si avvicinano ad intraprendere l&#39;attivit&agrave; forense. Questo al fine di evitare situazioni di gravi ingiustizie e di irreparabili danni nei confronti dei giovani avvocati, nonch&eacute; di evitare il proliferarsi di numerosi giudizi da parte di chi si sar&agrave; visto costretto a subire un&#39;ingiusta cancellazione dall&#39;albo professionale forense con danno grave ed irreparabile.&quot;<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />

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