Notte bianca del libro, domani la presentazione

Il Festival, giunto alla dodicesima edizione, si pone "in un tempo inatteso dove tutto è in discussione quasi ogni ora" e "ha una vera ragione d’essere, quella di coltivare le persone attraverso il confronto, il dialogo. E ciò perché diventino motore dello sviluppo del nostro territorio".

Conferenza stampa d’inizio della dodicesima edizione de la Notte bianca del libro e delle idee festival che si terrà domani 21 luglio alle ore 10,30 nella Casa della cultura dl Comune di Potenza, Sala Tonino Larocca.

“Quest’anno siamo alla dodicesima edizione del Festival della Notte bianca del libro e delle idee: un traguardo del quale – si legge in una nota – siamo davvero fieri perché non è facile resistere e noi ce la facciamo grazie all’aiuto convinto di chi crede che valga la pena investire sulla cultura.

Siamo in un tempo inatteso dove tutto è in discussione quasi ogni ora perché le decisioni che influenzano la nostra vita sono lontane dal nostro mondo e per di più prese da chi ha interessi che non corrispondono a quelli dichiarati. Per questo noi non possiamo che apprenderle e subirle.

Quante volte leggiamo e sentiamo della fine dell’Occidente e della sua economia e poi d’improvviso qualcuno ci stimola. E per esempio ci ricorda  che nel 1613, nelle carceri di Napoli, un genio dimenticato di nome Antonio Serra scriveva il suo: Breve trattato delle cause che possono far abbondare li regni d’oro e argento dove non sono miniere con applicazione al regno di Napoli. In quelle pagine, Serra poneva una domanda che ancora oggi scuote le fondamenta dell’economia: perché città che non hanno nulla, come Venezia, dominano i mari, mentre regni ricchi di risorse naturali, come Napoli o Milano, restano prigionieri di potenze straniere? La risposta di Serra fu rivoluzionaria: la vera ricchezza non risiede nell’”oro” (la risorsa facile), ma nell’”artificio” (l’industria, l’ingegno e la complessità nati dalla necessità).

 E ancora quante volte sentiamo parlare di come affrontare il problema sempre più grave degli ultimi? Ma chi sono veramente gli ultimi? Certamente quelli che esprimono concretamente i bisogni primari; mangiare, bere, dormire, in fondo vivere che per alcuni, significa davvero stare su un precipizio. E sono assai.

Eppure ci sono altri ultimi: quelli che non ne vogliono sapere, che stanno a casa loro e non escono se non per qualcosa che interessi se stessi. ai quali basta consegnare una rassicurazione qualsiasi per stare ancora di più rinchiusi. Non lo possiamo permettere perché il territorio, la nostra regione, ha bisogno della presenza attiva e cosciente della maggior parte dei suoi abitanti che sono persone che attraverso la cultura possono, invece, esprimere le proprie vocazioni e scoprire i talenti di cui sono fatti.

 Ecco a che serve la cultura.

Ma serve anche a tutti di sentire l’appartenenza perché attraverso “lei” non potremo sentirci mai ultimi. E l’appartenenza si avverte se conosciamo le eredità che abbiamo ricevuto dalla nostra storia. Per esempio sappiamo che cosa ci ha donato il Medio Evo passando con i suoi protagonisti per i nostri territori? Non lo sapevamo ma ora cominciamo a saperlo. E per questo bisogna raccontare a tutti questo “fantastico Medio Evo”. E ciò perché narrare la nostra storia significa mettere basi forti al nostro sviluppo.  E’ una modalità dello sviluppo che passa sotto l’etichetta della “economia della narrazione”. Due economisti importanti Akerlof (Nobel per l’economia) e Schiller (insegnaa a Yale), ci ricordano che “La mente umana è progettata per pensare in termini narrativi” e così noi non decidiamo sulla base di numeri ma di storie. Ci vogliono le buone narrazioni fatte di scelte coraggiose che provengono dal racconto della nostra storia, delle tradizioni fino alla promozione delle produzioni tipiche. Insomma vengono prima le ragioni storiche poi quelle economiche.

Ci vuole una volontà forte per un tale cambiamento di prospettiva. Da qui possono partire le buone narrazioni perché lo sviluppo economico e sociale passa attraverso questi passi e non è una grandezza economica ma parte di una mobilitazione collettiva.

Per questo il Festival vuole aprire confronti e continuare a lasciare traccia e per questo anche  si è alleato con la Fondazione Matera Basilicata 2019 che è protagonista della narrazione di Fantastico Medio Evo.

Ma non solo perché non dialogare su una nuova frontiera quella “del quando il limite diventa porto” (all. nota) con chi di economia parla con chiarezza?  E perché non ribadire l’alleanza con la città della pace e parlar degli ultimi del mondo con Pegah  Moshir Pour?

Infine siamo con  Matera Film Festival a iniziare il percorso che ci porterà l’anno venturo a celebrare i 100 anni dalla nascita di Pasquale Festa Campanile grande scrittore e regista lucano.

Ecco perché un festival come il nostro che raggiunge il traguardo delle dodici edizioni  ha una vera ragione d’essere.

E la ragione è coltivare le persone attraverso il confronto, il dialogo. E ciò perché diventino motore dello sviluppo del nostro magnifico territorio”.

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