“La L.R. 17/2011, con audacia e fermezza, ha avviato un processo che in questi giorni si è concretizzato. Qualcuno si accorge solo oggi della situazione, qualche altro si scopre solidale territorialmente, altri fanno i finti tonti”
“La vicenda degli ospedali di Melfi e Venosa ritorna prepotentemente sulla scena, a distanza di cinque mesi dall’ultima legge regionale approvata (la n. 17/2011 – art.20). A distanza di cinque anni da un piano di rientro costato diverse decine di milioni di euro, si parla di circa 40 milioni, alla comunità lucana. A distanza di undici anni dall’approvazione dell’unico piano sanitario approvato”. A sostenerlo è il consigliere regionale di “Io Amo la Lucania”, Ernesto Navazio sottolineando che “la L.R. 21/1999 individuava gli ospedali per acuti quali ospedali sedi di Pronto soccorso attivo (e quindi Melfi). Nel corso degli anni si sono avviati alcuni lavori, utilizzate risorse, approntati, purtroppo, progetti che non hanno ancora visto l’esecuzione dei lavori”.
A parere del consigliere Navazio “la L.R. 17/2011, con audacia e fermezza, ha avviato un processo che in questi giorni si è concretizzato. Qualcuno si accorge solo oggi della situazione, qualche altro si scopre solidale territorialmente, altri fanno i finti tonti! Per anni abbiamo assistito ad una anomalia tutta lucana: la separazione dell’Utic dalla rianimazione. Una separazione fisica che ha comportato la privazione di un’assistenza adeguata e, spesso, il trasferimento altrove dell’ignaro cittadino. Una perdita di tempo che poteva rivelarsi fatale. A fronte di costi non quantificabili (è in gioco la vita umana!). Ma di questo si preferisce non parlarne. Per anni abbiamo sopportato la consapevolezza che la vecchia Asl n.1 si distingueva nella nostra regione solo per il suo indebitamento (a fronte di qualificate competenze operanti nei singoli ospedali). Per anni avevamo chiesto che era giunto il momento di affrontare, in maniera rigorosa e lucida, l’analisi del sistema territoriale sanitario della Basilicata. La guerra dei numeri che qualcuno strumentalmente negli anni scorsi ha voluto avviare, soprattutto per gli ospedali di Melfi e Venosa, può dirsi conclusa. I dati hanno messo in evidenza non solo la quantità delle prestazioni degli ospedali ma anche e soprattutto l’inappropriatezza di una serie di ricoveri che servivano solo a far volume (e probabilmente a generare solo ulteriore deficit)”.
“’Lo spreco di risorse legato alla ridondante offerta dei servizi ospedalieri penalizza anche la qualità delle prestazioni che potrebbe essere garantita se da subito si avviassero l’accorpamento dei reparti e la trasformazione dei pronto soccorso in primo soccorso. D’altra parte, anche gli operatori sanitari denunciano le inefficienze causate dalla polverizzazione delle tecnologie e delle risorse umane in piccoli ospedali tutti dotati di pronto soccorso’. Parole di un ex direttore generale – aggiunge l’esponente Ial – ignorate dalla politica locale, ma ben supportate dalla politica regionale che ha dotato di cospicui finanziamenti il piano di rientro dell’ex Asl n.1 accompagnandolo con una ‘proroga’ dell’attività del pronto soccorso con una modica spesa di 4.5 milioni di euro”.
“Oggi, a distanza di mesi dalle scelte fondamentali – conclude Navazio – si cavalca la protesta dei cittadini, illudendoli di un cambiamento. Nascondendo ciò che è bene per la salute dei cittadini. Ignorando i conti e i modelli di sanità con i quali bisogna confrontarsi. Può andare bene tutto: un Sindaco che si avvia sulla strada di una estenuante campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale; un consigliere regionale che mescola la solidarietà con populismo; un ex assessore che dimentica il suo piano. Ma non si possono prendere i cittadini in giro. Le fortune politiche vanno cercate altrove”.